lunedì 31 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/13


HO INCONTRATO UN ANGELO


(I MET AN ANGEL)

 

di G. Haase, J. Lowell, K. Fluit

 

 

Ascoltate ciò che ho da dire

Ho trovato il vero amore ed è qui per restare

Le campane della chiesa suoneranno a Maggio

Ho incontrato un angelo il giorno di Natale

 

Ventiquattro dicembre

Era una notte fredda e nevosa

Posso ancora ricordare

Fissavo le stelle e la luce della luna

Mi sono addormentata sul divano letto

Sogni di Natale nella mia testa

Ma mi sono svegliata con mia grande meraviglia

Lui era lì proprio di fronte ai miei occhi

 

Stavo riempiendo le calze

E appendendo addobbi all’albero

Quando ho sentito bussare

Ho aperto la porta in tempo per vedere

Carole e campane d’argento

Ho visto il suo viso, è lì che sono caduta

Lui era lì curvo su un ginocchio

Babbo Natale lo ha mandato proprio per me

 

E so che questo amore crescerà

Quando i fiori sbocceranno in primavera

Sarò la sua sposa

Infilerò il suo anello

Quindi se state cercando un angelo

Che renda reale ogni vostro sogno,

Scrivete semplicemente una lettera dicendo “Hey Babbo Natale,

Avrò bisogno di un angelo il prossimo Natale”

 

 

 

Dieci giorni a Natale/12





25 dicembre

 

Quando, sotto Natale, vi capita di guardare uno di quei film che cercano di convincervi che a Natale avvengono i miracoli e i sogni si realizzano, non siate scettici. Credeteci. Io non ho mai voluto crederci, ma oggi…oggi mi sono dovuta ravvedere!

Dopo il pranzo abbondante eravamo intenti ad una partita di poker, quando è suonato il citofono.

Ecco, ho pensato, l’ennesimo parente. Nuovi sorrisi da rivolgere qua e là. Non ne posso più.

- E’ Luca - mi ha comunicato mia mamma, sorpresa quanto me.

Voleva che scendessi un momento. Tremando, mi sono infilata la giacca e sono scesa.

Lui mi aspettava davanti al cancello, con un sacchetto in mano. Mi ha sorriso; io no.

- Auguri - mi ha detto.

- Grazie, anche a te.

- Sono venuto a portarti questo.

Mi ha allungato il sacchetto e ho visto che conteneva un pacchetto colorato.

- Non era necessario - ho ribattuto con durezza.

Non era voluto, ma non riuscivo a non trattarlo freddamente. Cosa diavolo gli era preso, adesso? Prima mi liquida come fossi un oggetto inanimato, e poi viene da me addirittura a Natale, quando io lo immaginavo insieme ai bambini, magari anche fuori città?

Lui mi guardava con quello sguardo che conoscevo bene, a metà tra l’incantato, l’imbarazzato e l’intenerito. Quello sguardo era sempre riuscito a farmi sentire bella, ma in quel momento mi ha irritata. Luca sembrava non avere altro da dire e la mia irritazione è cresciuta.

- Non sei con i bambini? - ho sbottato.

- Sì…adesso torno da loro.

- E ti sei scomodato a venire fin qui solo per portarmi un regalo?

- Veramente sono venuto qui anche per un altro motivo.

L’ho guardato incuriosita, mentre lui faceva una pausa.

- Avevi ragione tu - mi ha detto alla fine.

- Su che cosa?

- Su tutto. Su tutto quello che mi hai detto venerdì.

- E quindi?

- E quindi stavo perdendo la cosa più bella che mi sia capitata nel corso di quest’anno.

Cominciavo ad intuire dove volesse arrivare, ma mi sembrava troppo incredibile.

- Cosa intendi, Luca? - ho mormorato mentre tutta la mia freddezza nei suoi confronti svaniva.

- Intendo che voglio stare con te. Se tu lo vuoi ancora.

Ho cominciato a piangere all’improvviso, come se un rubinetto si fosse aperto a comando.

Lui mi ha preso il viso tra le mani, come aveva fatto quando mi aveva baciata per la prima volta, e mi ha chiesto:

- Lo vuoi ancora, Roberta?

Avrei voluto urlargli “sì” e buttargli le braccia al collo, ma mi sono trattenuta.

- Alle mie condizioni, però - ho detto.

- Quali?

- Le nostre rispettive paure e paranoie…vanno limate.

- Va bene - ha acconsentito lui con un sorriso, e questa volta, posato a terra il sacchetto con il regalo, le braccia al collo gliele ho buttate per davvero.

Mi erano mancati tanto i suoi baci, ma non ricordavo che fossero davvero così belli. O forse quello di quel momento è stato particolarmente speciale!

- Mi sei mancata - mi ha sussurrato.

- Anche tu. Tanto.

- Sai chi è stato a farmi decidere definitivamente?

- Chi?

- Mattia. Mi ha chiesto perché, se la mamma aveva un altro vicino, io non avevo nessuno.

Ho sorriso, cercando di arrestare le lacrime. So quanto Luca si preoccupi per i suoi figli e so che per loro è disposto a rinunciare a tutto, me compresa. Ma adesso che ha capito che non sarebbe un problema, per loro, vederlo insieme a un’altra donna, si è sentito più tranquillo. Devo davvero ringraziare Mattia. Non vedo l’ora di conoscerlo!

- Ti ha dato la sua benedizione - ho commentato.

Ho invitato Luca a salire in casa un momento e lui ha accettato.

Sul pianerottolo, prima di entrare, mi ha trattenuta per un braccio e mi ha baciata ancora.

- Ti amo - gli ho detto, in tono ovviamente diverso da quello del venerdì precedente, pur temendo ancora la sua reazione.

- Ti amo anch’io - ha invece ribattuto lui con naturalezza e tranquillità.

Ed io, sforzandomi di mantenere chiuso il mio “rubinetto personale”, ho spalancato la porta di casa, pronta per presentare a tutti l’uomo migliore del mondo. Il mio.

 

 


 

25 dicembre            

 

E’ andata, finalmente. Anche se purtroppo l’atmosfera di festa durerà ancora per vari giorni, il 25 dicembre almeno è passato.

Ovviamente non ho risposto al messaggio di Luca. Se non lo risentirò prima di Capodanno, sarò io a mandargli un messaggio augurandogli buon 2004. Vedremo che succederà. Ad ogni modo, comunque vada, il 2004 per me inizierà con una questione da risolvere e una battaglia da combattere. Non mi importa se sarà una lotta contro i mulini a vento. Vale la pena combattere ugualmente. Se si considera che siamo partiti con Luca che nemmeno mi voleva vedere e che riteneva inutile parlare, il fatto che adesso sia pronto a “parlare nel nuovo anno” è già qualcosa. Sfrutterò l’occasione, userò ogni arma a mia disposizione e se tutto ciò non sarà servito a nulla…beh, perlomeno ci avrò provato e non avrò rimpianti. Perché io quell’uomo lo voglio ancora.

Quell’uomo che aveva tutte quelle attenzioni e piccole premure nei miei confronti, che mi coglievano sempre di sorpresa perché non me le aspettavo; quell’uomo che mi si rivolgeva con quella tenerezza, che mi chiedeva cento volte se stavo bene; quell’uomo che nei momenti di intimità pensava prima a me che a se stesso, che mi scostava delicatamente i capelli dal viso o che mi chiedeva se “fossi scomoda”.

In questo momento sto malissimo; finirò quest’anno, che per me è stato così speciale, stando male, e inizierò il prossimo allo stesso modo. La cosa peggiore, quando stai male per amore e ami una persona che ha tanta sofferenza alle spalle, è che finisci con lo stare male per due. Soffri per te stessa, ma senti dentro di te anche la sofferenza dell’altra persona - se la ami veramente. Ogni volta che penso al matrimonio di Luca, a lui che se ne va di casa, a quello che pensa quando vede i suoi figli, avverto chiaramente dentro di me il suo dolore. E questo suo dolore viene a sommarsi al mio, cosicché la situazione diventa insostenibile e il vivere impossibile.

Per questo ho bisogno di risolvere una volta per tutte questa storia, guardando in faccia Luca e decidendo, solo in quel momento, la cosa migliore da fare. Se deve davvero finire tutto in niente, ho bisogno di rendermi conto che sarà veramente così, e solo allora potrò separare il suo dolore dal mio, dimezzare la sofferenza che provo in questo momento, e andare avanti per la mia strada.

Ma finché non lo avrò davanti, finché i miei occhi non incroceranno i suoi, tutto ciò sarà impossibile.

 

Bene, allora buon Natale e buon Anno a tutti.

Anche per quest’anno, il Natale per me non ha portato né serenità né tanto meno miracoli. Se per voi non è stato così, ne sono sinceramente felice. Se invece i miracoli non sono mai successi neanche a voi ma nonostante questo continuate a crederci, fate pure. Dicono che quando credi davvero in qualcosa, quel qualcosa lo puoi ottenere e raggiungere. “Volere è potere”. E’ la più grossa baggianata che io abbia mai sentito. Tante volte ho creduto con tutte le mie forze in qualcosa, sinceramente e tenacemente. Niente si è mai realizzato.

I miracoli non avvengono, i sogni non si realizzano. Queste credenze lasciatele ai bambini, per permettere loro di godere di quella speranza e quella serenità che tra qualche anno perderanno, come tutti noi.

Buon Natale Mattia, Buon Natale Stefano. Spero che in questo momento stiate sorridendo, con quei sorrisi che ho visto in tante fotografie. Non ce n’era una in cui eravate tristi o arrabbiati, e questo mi aveva colpito positivamente. Non vi aspettano momenti facili, ma di una cosa vi voglio rassicurare: avete un papà meraviglioso, che sarebbe pronto a dare la vita per voi e a sacrificare se stesso e la propria felicità.

Spero che un giorno voi possiate riuscire là dove io ho fallito: fargli capire che annullarsi per dedicarsi completamente agli altri non porta da nessuna parte e che chiedere aiuto e accettarlo, almeno una volta ogni tanto, non ha mai ucciso nessuno.

Vi voglio bene, pur non conoscendovi, e tra le altre cose, anche di questo il vostro papà va ringraziato: per avermi insegnato a guardare i bambini in modo diverso da come avevo fatto finora.

 




giovedì 27 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/11





24 dicembre

 

Per fortuna domani sarà Natale e anche per quest’anno me lo lascerò alle spalle. Il mio stupido oroscopo dice addirittura che sicuramente quest’anno è un Natale migliore di quello dello scorso anno! Ma se non ho mai passato un Natale più schifoso di questo! E’ una sorta di bilanciamento, credo. Luca mi ha regalato il compleanno migliore della mia vita, e adesso il Natale peggiore.

Il giorno del mio compleanno era via con i bambini. Mi ha mandato un messaggio quasi a mezzanotte, scusandosi per non essere riuscito a farsi sentire prima. Quel messaggio era così dolce, come sempre…

E poi avevamo festeggiato a casa sua, qualche giorno più tardi. Era la prima volta che andavo da lui. La prima volta che ci eravamo lasciati un po’ andare…sotto ogni punto di vista. Quanto mi mancano quei momenti…

 

Nel pomeriggio ho fatto un po’ di corse per gli ultimi regali. Domani sarà il solito viavai di amici e parenti, auguri da fare, sorrisi da rivolgere. Come vorrei poter scappare lontano e tornare quando quest’atmosfera di gioia e di festa si sarà finalmente spenta! Come vorrei poter evitare di attendere la mezzanotte, questa sera, di dover scartare i regali, di dover ringraziare… Non ce l’ho con amici e parenti, ovviamente, è solo che non credo di avere le energie necessarie per recitare bene la mia parte, quest’anno.

 

 
 


24 dicembre

 

Alle sette meno un quarto, un sms.

Luca dice che non si è dimenticato di me, ma che è stato un periodo “frenetico” e che, se lo vorrò ancora, parleremo nell’anno nuovo. Poi mi fa gli auguri e mi manda un bacio.

Non gli ho risposto, e non intendo farlo. Se lo conosco bene, se in fondo è rimasto la persona che conoscevo, so che il non ricevere risposta nemmeno agli auguri lo farà pensare parecchio. Forse si chiederà se ho ricevuto o meno il messaggio, se sono così arrabbiata da non volergli nemmeno fare gli auguri. E se è ancora il Luca che conosco e che non vuole lasciarmi andare nonostante tutto, avrà il sospetto e il timore di avermi persa. Vedremo come reagirà, quando sarà la prossima volta che lo sentirò. Io, quel messaggio, fingerò di non averlo mai ricevuto. Non è la prima volta che succede, in fondo.

Se davvero anche questa volta non vuole perdermi, penso che questo “tirare in lungo” e non vedermi per lui rappresenti una sorta di sicurezza psicologica: finché non mi vedrà non gli comunicherò la mia decisione di restare amici o meno, e finché non gli comunicherò la mia decisione sarò sempre lì presente nella sua vita, in qualche modo.

Aspettiamo la sua prossima mossa. Sono mesi che non faccio altro, d’altronde.

Ciò non toglie che questa sera a mezzanotte non potrò fare a meno di pensare a lui e augurargli buon Natale, ovunque lui sia, e di pensare a quanto ancora lo amo e lo vorrei con me.

 

 



lunedì 24 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/10





23 dicembre
 
Cosa posso dire di oggi? Nulla, assolutamente nulla.
Quando ti sembra che il mondo abbia perso i suoi colori, non c’è niente che tu possa dire.
 
 
 
 
23 dicembre
 
Manca poco ormai. Domani sarà la vigilia e inizieranno le quarantotto ore in cui sarà svelato il mistero sul fatto che lo sentirò o meno.
E’ così assurdo. Sono qui a inviare auguri via e-mail e per telefono a tutti, e proprio la persona con cui ho condiviso cose così importanti nel corso di quest’anno rischio di non sentirla neppure. Non è ridicolo?
Oggi ho ristampato la copertina del cd che ho realizzato per lui, l’ho fatta un po’ più carina, e ho preparato il pacchetto. Poi ho incartato anche il libro.
Non importa quando glieli consegnerò. Dovesse essere anche tra mesi, ma io ho ancora un discorso da fargli e dei regali da consegnargli.
In fondo è meglio lasciar passare un po’ di tempo. Lasciamo che le cose si raffreddino, così poi la mia “bomba” sarà più efficiente. Anche se non si tratta di una vendetta, credo che in questo caso valga ciò che si dice appunto per la vendetta, e cioè che “va consumata fredda”.
 

domenica 23 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/9





22 dicembre
 
- Roberta, mi dispiace, ma non ho cambiato idea.
Con queste parole, tutte le mie ultime speranze sono crollate.
Luca ha chiamato alle sette, e in fondo non mi ha detto niente che già non mi aspettassi.
- Va bene - ho mormorato, cercando di dimostrarmi il più tranquilla possibile.
Fortunatamente lui non ha aggiunto altro, non si è messo a darmi altre spiegazioni o giustificazioni. Non credo che le avrei sopportate.
- Posso sapere qual è la tua decisione, adesso?
- Luca, quello che provo per te lo sai, l’hai letto anche in quello che ti ho mandato via e-mail. Io sono innamorata di te. Non so quando sia successo, so solo che quando me ne sono accorta ho avuto paura, perché sapevo benissimo che era una situazione particolare e che avrei potuto starci male. Però alla fine sono stata contenta che sia successo, perché penso che in fondo sia sempre una bella cosa, in qualsiasi momento succeda e qualunque sia la situazione che c’è intorno.
Erano parole indirettamente indirizzate a lui; sapevo che l’avrebbe capito e sapevo anche che avrebbe finto di ignorarle.
- Quindi, - ho continuato. - non so se potrei essere una semplice amica. Non so se ce la farei, perché evidentemente non è quello che voglio. E poi non so come sarebbe essere amica di una persona che un giorno potrebbe ritenere “non produttivo” il parlarmi a tu per tu, guardandomi in faccia. E ancora, non so chi sei in questo momento, perché non mi sembri più la persona che ho conosciuto in questi mesi.
Ho fatto una pausa. Il mio discorso sembrava portare ad un’unica conclusione e volevo cercare di capire la reazione di Luca di fronte a quella conclusione. Il suo silenzio è stato eloquente; ho capito che, ancora una volta, non voleva perdermi. Era la storia di sempre: mi respinge ma poi mi trattiene.
- Però - ho ripreso. - voglio credere che in fondo in fondo tu sia sempre la persona che ho conosciuto, una persona in gamba. E mi spiacerebbe escluderla completamente dalla mia vita. Quindi voglio provare ad essere una semplice amica. Ripeto, non so se ci riuscirò, ma voglio almeno provarci.
- Va bene - ha accettato lui, e mi è parso di sentire una nuova vivacità nel suo tono, come quando, mesi prima, gli avevo fatto sapere che ero disposta a provare ad iniziare qualcosa con lui.
- E’ ovvio che dalla prossima volta che ci vedremo e sentiremo mi comporterò da normalissima amica, - ho aggiunto. - lasciando da parte quanto ci siamo detti e la mia amarezza di questi momenti. Naturalmente non te lo ripeterò più, ma sappi comunque che ti amo e che sarei davvero pronta a stare con te e ad affrontare tante cose.
- Lo so, Roberta. Ti credo.
Poche altre battute, l’accenno ai miei regali che scarterà solo a Natale, gli auguri, e poi è stata posta la parola fine a una delle telefonate più dure della mia vita.
E’ inutile che lo neghi: sto già aspettando la prossima volta che lo vedrò, anche come semplice amica. Sto già aspettando di poter passare di nuovo un po’ di tempo con lui, di poterlo riguardare negli occhi, con la speranza che tradiscano quello che in realtà prova per me. E’ sbagliato, lo so, ma non riesco ad evitarlo.
Vorrei che le luci si spegnessero, che nessuno corresse più alla ricerca dei regali per amici e parenti, che nessuno si affrettasse più nei supermercati per comprare il necessario per il cenone… Vorrei spegnere quest’atmosfera di festa che non mi appartiene. Sarà il Natale peggiore della mia vita.
 
 
 
22 dicembre
 
Sono così stanca di tutto. E’ una stanchezza più psicologica che fisica, che mi accompagna ormai da qualche anno. Sono diventata insofferente a tutto: alla mia famiglia, alle mie abitudini, alla mia casa… In certi momenti quello che ho intorno diventa veramente insostenibile e la voglia di scappare lontano e ricominciare tutto da capo è tanta.
Luca era riuscito a strapparmi da questo. Anche se ci vedevamo raramente, in quei momenti per me era come respirare aria pura. Mi sentivo libera, mi sentivo viva. A volte ho anche pensato che lui mi interessasse solo per questo: perché rappresentava una novità, una fuga dalla normalità, dalla routine quotidiana. Ma poi, a poco a poco, ho capito che non era così, che lui mi interessava semplicemente perché…era lui.
La prima volta che l’ho visto, non pensavo che me ne sarei innamorata. Non era il mio tipo. Ma del resto, lo sapevo, mai dire mai. Quante volte finiamo con l’innamorarci proprio di chi non avevamo magari neanche mai preso in considerazione? E oggi mi rendo conto che senza di lui non voglio stare. Non mi interessa se è nella situazione in cui è, se ha i problemi che ha. E’ lui, ed è solo questo che conta. Certo, sarebbe stato tutto più facile se mi fossi innamorata di un ragazzo giovane, senza moglie, senza figli, senza guai. Ma Luca è Luca.
Mi manca il nostro modo di scherzare, di prenderci in giro. A lui piaceva così tanto… Non posso credere che adesso non manchi anche a lui.
Se solo mi spiegasse cos’è cambiato all’improvviso…
 


sabato 22 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/8





21 dicembre

 

Ancora niente. Quando saprò? Forse quando tornerà dal weekend con i bambini? O forse dopo Natale? Nell’anno nuovo? Quando?

Non so se riuscirò ad accettare il suo “no” definitivo. Mi manca così tanto… Mi manca tutto di lui, soprattutto la sua dolcezza, il modo in cui mi si rivolgeva. Come posso pensare di restare per sempre senza quei suoi sguardi particolari, senza i suoi baci, senza i momenti di tenerezza fra noi?

Restare sua amica è una tentazione, ma ancora non sono certa di cosa deciderò. Quello che mi lascia più perplessa è il fatto che per lui non rappresenterebbe alcun problema frequentarmi come una semplice amica. Come potrebbe riuscirci con tanta facilità e naturalezza, se fino a poco tempo fa diceva che i miei baci gli piacevano così tanto, che gli mancavano quelli e…altre cose?

Restare amici… Vedersi una volta ogni tanto, fare finta di niente, come se nulla fosse… Salutarlo e avere voglia di rimanere un altro po’ con lui, guardarlo negli occhi e volere un tipo di saluto che lui non mi darebbe… Inconsciamente, rimarrei con la speranza che un giorno le cose cambiassero di nuovo…e forse non sarebbe giusto né per me, né per lui.

Ma allo stesso tempo, dirgli addio per sempre, pensare di escluderlo completamente dalla mia vita, di non assegnargli più nessun tipo di ruolo…no, è troppo dura.

Cosa devo fare? Cosa gli dirò quando mi avrà dato la sua risposta definitiva?

 

Questo pomeriggio è venuta a trovarmi Sara, la mia più cara amica. Nemmeno lei sa cosa dirmi, cosa consigliarmi. Anche lei, come tutti coloro che erano al corrente di questa storia, era convinta che Luca ed io saremmo riusciti a superare tanti problemi e ad avere un giorno una relazione “normale”. O comunque, nessuno si sarebbe aspettato un finale di questo genere. Il cambiamento così improvviso ed inspiegabile di Luca ha sorpreso tutti.

Per questo mi convinco che non posso essermi sbagliata così tanto sul suo conto. Cos’è successo per farlo cambiare a quel modo?

 



 

21 dicembre

 

Un’altra giornata di relativa tranquillità, dato che anche oggi Luca sarà impegnato con i bambini. Ma domani sarà lunedì. Il lunedì della settimana di Natale, una settimana che potrebbe dire molto. Si farà vivo? Farà almeno gli auguri? E se sì, come? Via sms? Per telefono? Se me li farà via sms, non gli risponderò. Fingerò di non averlo ricevuto, tanto con lui è successo veramente diverse volte. E’ il suo cellulare che non funziona perfettamente.

In certi momenti mi prende una rabbia… Vorrei mollare tutto e correre da lui, ovunque sia, ricoprirlo di quegli insulti a cui lui ha accennato in quella telefonata (ma poi, perché dovrei insultarlo? Ha forse la coscienza sporca? Se è convinto di non aver fatto niente di male, perché mai dovrei insultarlo?), o magari prenderlo a sberle e farlo ragionare. Neanche fosse un bambino capriccioso!

“Spero sempre che cresca”, mi aveva detto una volta parlando di sua moglie. Adesso sono arrivata a pensare che tra lei, lui e i due bambini, i più adulti siano proprio Mattia e Stefano. In questi giorni spesso penso a loro. Staranno già aspettando Babbo Natale, e posso immaginare con quale emozione ed attesa. Com’è magico, il periodo natalizio, per i bambini… Ricordo una foto che Luca mi aveva mostrato, con loro due che indossavano il cappellino di Babbo Natale. Erano così carini.

Insieme a quella fotografia ce n’erano altre scattate l’estate dello scorso anno, in spiaggia. Mi fa uno strano effetto pensare che, a quell’epoca, la famiglia era ancora tutta unita e felice. Subito dopo l’estate, deve essere successo l’irreparabile, dato che ad ottobre Luca è andato a vivere da solo. Chissà com’è accaduto, come ha saputo. Me lo sono chiesta così tante volte, nel corso di questi mesi… L’unica cosa che so è come deve essersi sentito, perché so immedesimarmi bene nelle situazioni, anche in quelle che non ho mai vissuto, e riesco a sentire “sulla mia pelle” quello che può avere provato. Deve essere stato così terribile…

Ma tutto questo non può comunque giustificare l’attuale comportamento di Luca. E’ arrivato il momento, e lo dico per lui, che smetta di nascondersi dietro la scusa di quello che gli è successo e che sta passando. Deve tornare a vivere.

 



mercoledì 19 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/7




20 dicembre
 
Se prima l’attesa era snervante, adesso è diventata davvero insopportabile. Quando finalmente saprò qual è il mio destino? E’ come se veramente ci fossimo scambiati i ruoli, come gli ho detto ieri. Perché mesi fa, dopo la nostra conversazione in cui lui aveva chiarito quella che era la situazione, il fatto che non si proponeva come fidanzato perché non sapeva se era in grado di provare coinvolgimenti eccessivi e tutto il resto, mi aveva lasciata libera di decidere se volevo ugualmente provare ad iniziare qualcosa con lui e vedere come sarebbero potute andare le cose.
“Non è facile rimanere con la tua decisione in sospeso”, mi aveva detto durante una telefonata. E poi, con il suo solito modo di scherzare per attenuare la tensione, mi aveva chiesto: “Devo mettere la testa sul ceppo?”
E lì avevo capito che non voleva perdermi, che aveva paura di perdermi. E’ stato così per tutti questi mesi: lui non ha mai voluto che io me ne andassi. E non lo vuole neppure adesso, tanto è vero che tutte le volte che abbiamo parlato negli ultimi tempi, è sembrato che lui escludesse la possibilità che me ne andassi. “O andiamo avanti come prima, ma non mi va perché non è giusto, oppure restiamo semplici amici”, mi aveva detto per telefono. Ma la terza possibilità, cioè il non vederci e non frequentarci più, non l’aveva mai espressa apertamente.
Adesso, comunque, al di là delle sue contraddizioni, sono io a chiedermi se “devo mettere la testa sul ceppo”. Io, all’epoca, scelsi di rischiare; non credo che lui adesso farà la stessa scelta. So che non cambierà idea. L’ho visto tentennante solo per pochi istanti, ieri. Ho capito che a me ci tiene, che la mia proposta di stare insieme lo ha effettivamente tentato…ma se conosco la sua testardaggine, rimarrà fisso sulla sua convinzione che non potrebbe funzionare, che non potrebbe darmi niente, che deve concentrarsi solo sui bambini.
Perché? Perché se due persone stanno bene insieme devono restare semplici amici? Se due persone si vogliono bene, gli ostacoli non si superano? I problemi non si risolvono? Secondo Luca no, evidentemente. Ricordo quando mi aveva detto che non voleva parlare delle cose che lo facevano stare male per non causare e provare ulteriore sofferenza. Gli avevo chiesto se non pensava che condividere quella sofferenza, almeno ogni tanto, potesse fare bene, e lui mi aveva risposto di no, perché non servirebbe comunque a risolvere le cose e farebbe solamente dell’ulteriore male a se stesso e all’altra persona. In quel momento ricordo che avevo pensato che se aveva portato avanti un matrimonio con quell’atteggiamento e quelle idee, non poteva che essere finito com’era finito.
Non mi ha mai voluto parlare di ciò che lo faceva stare male, né dei problemi che c’erano con sua moglie per la separazione, e io ho rispettato la sua decisone, per quanto mi sembrasse sbagliata. Solo una sera gli ho chiesto come andavano le cose, e lui ha parlato per una mezz’ora buona, senza che io lo interrompessi o gli facessi altre domande. Forse era proprio quella la dimostrazione che, nonostante quello che diceva, aveva un bisogno immenso di parlare e sfogarsi un po’. Anche perché tante altre volte, proprio quando meno me lo aspettavo, ha pronunciato delle frasi che sembravano manifestare la sua, seppur inconscia, volontà di parlarmi di ciò che non andava. Io però non ho mai raccolto, sicuramente sbagliando. So che ho commesso degli errori, tanti, e sarei davvero pronta a correggerli…se solo Luca me ne desse l’opportunità.
Eppure anche quella sera, alla fine del suo unico sfogo, aveva concluso dicendo che io in tutto quello non dovevo essere coinvolta, perché la cosa importante era che io fossi serena. Quante volte nel corso di questi mesi ha insistito sul “serena”! Ma come poteva pensare che stessi serena se non mi parlava di quello che lo faceva stare male? Come faceva a non capire che io stavo molto peggio se lui continuava a stare male e a tenersi tutto dentro? E ancora, come può adesso non rendersi conto che con il suo modo di liquidarmi mi sta dando tutto tranne che serenità?
Ho sbagliato tutto, sin dall’inizio. Anziché lasciarlo stare avrei dovuto pressarlo, costringerlo a parlare. Forse le cose sarebbero andate in modo diverso, ma ormai adesso è troppo tardi. Ho scelto la “strategia” sbagliata, con lui, e ora ne pago le conseguenze.
 
 
 
 
 
20 dicembre
 
Strano come questa giornata sia passata con meno angoscia e tensione delle altre. Forse perché credo che Luca sia in montagna con i bambini e quindi so che non lo sentirò, senza dover stare ad aspettare che suoni il telefono come faccio nelle altre giornate.
Ormai siamo in pieno inverno e fa un freddo terribile. Uscire con la cagnolina diventa sempre più un’avventura per coraggiosi! E poi, che depressione, questo tempo…
 
Questa mattina ho ricevuto il mio primo regalo di Natale, da parte di una cara amica toscana. Non ho resistito e l’ho già aperto: è un diario con lucchetto, molto carino, come non ne avevo da anni. Mi chiedo cosa potrò scriverci… Pensieri d’amore? Già, per chi?
Sulla prima pagina del mio diario di quest’anno che sta quasi per finire avevo scritto quello con cui, nel corso di questi mesi, avrei voluto riempire quelle pagine. Tra le altre cose, un posto importante lo avevo assegnato proprio ai “pensieri d’amore”. E già a gennaio, arrivava Luca.
Non riuscivo a credere che per una volta i miei desideri per il nuovo anno si fossero realizzati. Beh, a quanto pare il trucco c’era, mi sembrava troppo bello. Parlo di amore…ma cos’è stato? Solamente la follia “ibrida” di quasi un anno?
Quando ho mandato via e-mail a Luca alcuni miei scritti dedicati a lui in cui parlavo apertamente di “amore” nei suoi confronti, qualche settimana fa, mi aspettavo una risposta del genere: “è bello che tu abbia provato questo, ma per me non è la stessa cosa, mi dispiace”. Invece non me lo ha detto. Non mi ha detto niente del genere. Non ha mai fatto riferimento in alcun modo a quello che provava per me. E l’unica volta che gliel’ho chiesto apertamente, ha iniziato parlando genericamente di “amicizia” e poi è riuscito abilmente a sviare il discorso, riportandolo su qualcos’altro. Perché non ha nemmeno il coraggio di ammettere quello che prova, qualsiasi cosa sia?
Non ho grandissima esperienza in amore, questo è sicuro, ma il tipico istinto femminile ce l’ho anch’io. Certe cose si sentono. La prima volta che sono stata a casa sua e ci siamo concessi un po’ di intimità, alla fine di tutto ho notato la sua espressione, i suoi sguardi, il suo umore. Avevo davanti un uomo innamorato, non posso essermi sbagliata. Soprattutto, non posso essermi sbagliata perché non sono abituata a credere che qualcuno possa essere interessato a me, e anche dopo che me ne abbia dato la dimostrazione, continuo ad essere scettica, dubbiosa, diffidente. Se invece quella sera mi sono concessa di ammettere che quello era un uomo innamorato, significa che era davvero evidente, che non c’era alcuna possibilità di incertezza o dubbio. E allora? Possibile che mi sia sbagliata così tanto? Sembrerebbe proprio di sì, a giudicare da quanto sta succedendo.
Eppure no. Posso ancora sperare. Posso ancora credere che quando finalmente lo vedrò, le mie parole possano avere un qualche effetto e lo convincano a lasciare da parte le paranoie.
Già… Ma chi voglio prendere in giro? Dovrei conoscere la mia vita, ormai. Non ho mai fatto altro che lottare per le cause perse. Certo, almeno non ho mai avuto rimpianti, non ho mai detto: “Che stupida, avrei dovuto almeno provarci!”. Ma che differenza c’è tra un rimpianto e lo spreco di energie e forze per una lotta che sai già ti lascerà con un pugno di mosche in mano?
Ogni volta che nella mia vita mi è sembrato di trovarmi ad un passo da un grande risultato o dalla felicità, all’improvviso tutto si è sgonfiato ed è finito in niente. Dovrei averla imparata, ormai, la lezione. E invece sono ancora qui a sperare, ad illudermi che una seppur flebile speranza di riconquistare definitivamente quell’uomo ci sia.
Chi c’è di più sciocco di me?