lunedì 31 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/13


HO INCONTRATO UN ANGELO


(I MET AN ANGEL)

 

di G. Haase, J. Lowell, K. Fluit

 

 

Ascoltate ciò che ho da dire

Ho trovato il vero amore ed è qui per restare

Le campane della chiesa suoneranno a Maggio

Ho incontrato un angelo il giorno di Natale

 

Ventiquattro dicembre

Era una notte fredda e nevosa

Posso ancora ricordare

Fissavo le stelle e la luce della luna

Mi sono addormentata sul divano letto

Sogni di Natale nella mia testa

Ma mi sono svegliata con mia grande meraviglia

Lui era lì proprio di fronte ai miei occhi

 

Stavo riempiendo le calze

E appendendo addobbi all’albero

Quando ho sentito bussare

Ho aperto la porta in tempo per vedere

Carole e campane d’argento

Ho visto il suo viso, è lì che sono caduta

Lui era lì curvo su un ginocchio

Babbo Natale lo ha mandato proprio per me

 

E so che questo amore crescerà

Quando i fiori sbocceranno in primavera

Sarò la sua sposa

Infilerò il suo anello

Quindi se state cercando un angelo

Che renda reale ogni vostro sogno,

Scrivete semplicemente una lettera dicendo “Hey Babbo Natale,

Avrò bisogno di un angelo il prossimo Natale”

 

 

 

Dieci giorni a Natale/12





25 dicembre

 

Quando, sotto Natale, vi capita di guardare uno di quei film che cercano di convincervi che a Natale avvengono i miracoli e i sogni si realizzano, non siate scettici. Credeteci. Io non ho mai voluto crederci, ma oggi…oggi mi sono dovuta ravvedere!

Dopo il pranzo abbondante eravamo intenti ad una partita di poker, quando è suonato il citofono.

Ecco, ho pensato, l’ennesimo parente. Nuovi sorrisi da rivolgere qua e là. Non ne posso più.

- E’ Luca - mi ha comunicato mia mamma, sorpresa quanto me.

Voleva che scendessi un momento. Tremando, mi sono infilata la giacca e sono scesa.

Lui mi aspettava davanti al cancello, con un sacchetto in mano. Mi ha sorriso; io no.

- Auguri - mi ha detto.

- Grazie, anche a te.

- Sono venuto a portarti questo.

Mi ha allungato il sacchetto e ho visto che conteneva un pacchetto colorato.

- Non era necessario - ho ribattuto con durezza.

Non era voluto, ma non riuscivo a non trattarlo freddamente. Cosa diavolo gli era preso, adesso? Prima mi liquida come fossi un oggetto inanimato, e poi viene da me addirittura a Natale, quando io lo immaginavo insieme ai bambini, magari anche fuori città?

Lui mi guardava con quello sguardo che conoscevo bene, a metà tra l’incantato, l’imbarazzato e l’intenerito. Quello sguardo era sempre riuscito a farmi sentire bella, ma in quel momento mi ha irritata. Luca sembrava non avere altro da dire e la mia irritazione è cresciuta.

- Non sei con i bambini? - ho sbottato.

- Sì…adesso torno da loro.

- E ti sei scomodato a venire fin qui solo per portarmi un regalo?

- Veramente sono venuto qui anche per un altro motivo.

L’ho guardato incuriosita, mentre lui faceva una pausa.

- Avevi ragione tu - mi ha detto alla fine.

- Su che cosa?

- Su tutto. Su tutto quello che mi hai detto venerdì.

- E quindi?

- E quindi stavo perdendo la cosa più bella che mi sia capitata nel corso di quest’anno.

Cominciavo ad intuire dove volesse arrivare, ma mi sembrava troppo incredibile.

- Cosa intendi, Luca? - ho mormorato mentre tutta la mia freddezza nei suoi confronti svaniva.

- Intendo che voglio stare con te. Se tu lo vuoi ancora.

Ho cominciato a piangere all’improvviso, come se un rubinetto si fosse aperto a comando.

Lui mi ha preso il viso tra le mani, come aveva fatto quando mi aveva baciata per la prima volta, e mi ha chiesto:

- Lo vuoi ancora, Roberta?

Avrei voluto urlargli “sì” e buttargli le braccia al collo, ma mi sono trattenuta.

- Alle mie condizioni, però - ho detto.

- Quali?

- Le nostre rispettive paure e paranoie…vanno limate.

- Va bene - ha acconsentito lui con un sorriso, e questa volta, posato a terra il sacchetto con il regalo, le braccia al collo gliele ho buttate per davvero.

Mi erano mancati tanto i suoi baci, ma non ricordavo che fossero davvero così belli. O forse quello di quel momento è stato particolarmente speciale!

- Mi sei mancata - mi ha sussurrato.

- Anche tu. Tanto.

- Sai chi è stato a farmi decidere definitivamente?

- Chi?

- Mattia. Mi ha chiesto perché, se la mamma aveva un altro vicino, io non avevo nessuno.

Ho sorriso, cercando di arrestare le lacrime. So quanto Luca si preoccupi per i suoi figli e so che per loro è disposto a rinunciare a tutto, me compresa. Ma adesso che ha capito che non sarebbe un problema, per loro, vederlo insieme a un’altra donna, si è sentito più tranquillo. Devo davvero ringraziare Mattia. Non vedo l’ora di conoscerlo!

- Ti ha dato la sua benedizione - ho commentato.

Ho invitato Luca a salire in casa un momento e lui ha accettato.

Sul pianerottolo, prima di entrare, mi ha trattenuta per un braccio e mi ha baciata ancora.

- Ti amo - gli ho detto, in tono ovviamente diverso da quello del venerdì precedente, pur temendo ancora la sua reazione.

- Ti amo anch’io - ha invece ribattuto lui con naturalezza e tranquillità.

Ed io, sforzandomi di mantenere chiuso il mio “rubinetto personale”, ho spalancato la porta di casa, pronta per presentare a tutti l’uomo migliore del mondo. Il mio.

 

 


 

25 dicembre            

 

E’ andata, finalmente. Anche se purtroppo l’atmosfera di festa durerà ancora per vari giorni, il 25 dicembre almeno è passato.

Ovviamente non ho risposto al messaggio di Luca. Se non lo risentirò prima di Capodanno, sarò io a mandargli un messaggio augurandogli buon 2004. Vedremo che succederà. Ad ogni modo, comunque vada, il 2004 per me inizierà con una questione da risolvere e una battaglia da combattere. Non mi importa se sarà una lotta contro i mulini a vento. Vale la pena combattere ugualmente. Se si considera che siamo partiti con Luca che nemmeno mi voleva vedere e che riteneva inutile parlare, il fatto che adesso sia pronto a “parlare nel nuovo anno” è già qualcosa. Sfrutterò l’occasione, userò ogni arma a mia disposizione e se tutto ciò non sarà servito a nulla…beh, perlomeno ci avrò provato e non avrò rimpianti. Perché io quell’uomo lo voglio ancora.

Quell’uomo che aveva tutte quelle attenzioni e piccole premure nei miei confronti, che mi coglievano sempre di sorpresa perché non me le aspettavo; quell’uomo che mi si rivolgeva con quella tenerezza, che mi chiedeva cento volte se stavo bene; quell’uomo che nei momenti di intimità pensava prima a me che a se stesso, che mi scostava delicatamente i capelli dal viso o che mi chiedeva se “fossi scomoda”.

In questo momento sto malissimo; finirò quest’anno, che per me è stato così speciale, stando male, e inizierò il prossimo allo stesso modo. La cosa peggiore, quando stai male per amore e ami una persona che ha tanta sofferenza alle spalle, è che finisci con lo stare male per due. Soffri per te stessa, ma senti dentro di te anche la sofferenza dell’altra persona - se la ami veramente. Ogni volta che penso al matrimonio di Luca, a lui che se ne va di casa, a quello che pensa quando vede i suoi figli, avverto chiaramente dentro di me il suo dolore. E questo suo dolore viene a sommarsi al mio, cosicché la situazione diventa insostenibile e il vivere impossibile.

Per questo ho bisogno di risolvere una volta per tutte questa storia, guardando in faccia Luca e decidendo, solo in quel momento, la cosa migliore da fare. Se deve davvero finire tutto in niente, ho bisogno di rendermi conto che sarà veramente così, e solo allora potrò separare il suo dolore dal mio, dimezzare la sofferenza che provo in questo momento, e andare avanti per la mia strada.

Ma finché non lo avrò davanti, finché i miei occhi non incroceranno i suoi, tutto ciò sarà impossibile.

 

Bene, allora buon Natale e buon Anno a tutti.

Anche per quest’anno, il Natale per me non ha portato né serenità né tanto meno miracoli. Se per voi non è stato così, ne sono sinceramente felice. Se invece i miracoli non sono mai successi neanche a voi ma nonostante questo continuate a crederci, fate pure. Dicono che quando credi davvero in qualcosa, quel qualcosa lo puoi ottenere e raggiungere. “Volere è potere”. E’ la più grossa baggianata che io abbia mai sentito. Tante volte ho creduto con tutte le mie forze in qualcosa, sinceramente e tenacemente. Niente si è mai realizzato.

I miracoli non avvengono, i sogni non si realizzano. Queste credenze lasciatele ai bambini, per permettere loro di godere di quella speranza e quella serenità che tra qualche anno perderanno, come tutti noi.

Buon Natale Mattia, Buon Natale Stefano. Spero che in questo momento stiate sorridendo, con quei sorrisi che ho visto in tante fotografie. Non ce n’era una in cui eravate tristi o arrabbiati, e questo mi aveva colpito positivamente. Non vi aspettano momenti facili, ma di una cosa vi voglio rassicurare: avete un papà meraviglioso, che sarebbe pronto a dare la vita per voi e a sacrificare se stesso e la propria felicità.

Spero che un giorno voi possiate riuscire là dove io ho fallito: fargli capire che annullarsi per dedicarsi completamente agli altri non porta da nessuna parte e che chiedere aiuto e accettarlo, almeno una volta ogni tanto, non ha mai ucciso nessuno.

Vi voglio bene, pur non conoscendovi, e tra le altre cose, anche di questo il vostro papà va ringraziato: per avermi insegnato a guardare i bambini in modo diverso da come avevo fatto finora.

 




giovedì 27 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/11





24 dicembre

 

Per fortuna domani sarà Natale e anche per quest’anno me lo lascerò alle spalle. Il mio stupido oroscopo dice addirittura che sicuramente quest’anno è un Natale migliore di quello dello scorso anno! Ma se non ho mai passato un Natale più schifoso di questo! E’ una sorta di bilanciamento, credo. Luca mi ha regalato il compleanno migliore della mia vita, e adesso il Natale peggiore.

Il giorno del mio compleanno era via con i bambini. Mi ha mandato un messaggio quasi a mezzanotte, scusandosi per non essere riuscito a farsi sentire prima. Quel messaggio era così dolce, come sempre…

E poi avevamo festeggiato a casa sua, qualche giorno più tardi. Era la prima volta che andavo da lui. La prima volta che ci eravamo lasciati un po’ andare…sotto ogni punto di vista. Quanto mi mancano quei momenti…

 

Nel pomeriggio ho fatto un po’ di corse per gli ultimi regali. Domani sarà il solito viavai di amici e parenti, auguri da fare, sorrisi da rivolgere. Come vorrei poter scappare lontano e tornare quando quest’atmosfera di gioia e di festa si sarà finalmente spenta! Come vorrei poter evitare di attendere la mezzanotte, questa sera, di dover scartare i regali, di dover ringraziare… Non ce l’ho con amici e parenti, ovviamente, è solo che non credo di avere le energie necessarie per recitare bene la mia parte, quest’anno.

 

 
 


24 dicembre

 

Alle sette meno un quarto, un sms.

Luca dice che non si è dimenticato di me, ma che è stato un periodo “frenetico” e che, se lo vorrò ancora, parleremo nell’anno nuovo. Poi mi fa gli auguri e mi manda un bacio.

Non gli ho risposto, e non intendo farlo. Se lo conosco bene, se in fondo è rimasto la persona che conoscevo, so che il non ricevere risposta nemmeno agli auguri lo farà pensare parecchio. Forse si chiederà se ho ricevuto o meno il messaggio, se sono così arrabbiata da non volergli nemmeno fare gli auguri. E se è ancora il Luca che conosco e che non vuole lasciarmi andare nonostante tutto, avrà il sospetto e il timore di avermi persa. Vedremo come reagirà, quando sarà la prossima volta che lo sentirò. Io, quel messaggio, fingerò di non averlo mai ricevuto. Non è la prima volta che succede, in fondo.

Se davvero anche questa volta non vuole perdermi, penso che questo “tirare in lungo” e non vedermi per lui rappresenti una sorta di sicurezza psicologica: finché non mi vedrà non gli comunicherò la mia decisione di restare amici o meno, e finché non gli comunicherò la mia decisione sarò sempre lì presente nella sua vita, in qualche modo.

Aspettiamo la sua prossima mossa. Sono mesi che non faccio altro, d’altronde.

Ciò non toglie che questa sera a mezzanotte non potrò fare a meno di pensare a lui e augurargli buon Natale, ovunque lui sia, e di pensare a quanto ancora lo amo e lo vorrei con me.

 

 



lunedì 24 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/10





23 dicembre
 
Cosa posso dire di oggi? Nulla, assolutamente nulla.
Quando ti sembra che il mondo abbia perso i suoi colori, non c’è niente che tu possa dire.
 
 
 
 
23 dicembre
 
Manca poco ormai. Domani sarà la vigilia e inizieranno le quarantotto ore in cui sarà svelato il mistero sul fatto che lo sentirò o meno.
E’ così assurdo. Sono qui a inviare auguri via e-mail e per telefono a tutti, e proprio la persona con cui ho condiviso cose così importanti nel corso di quest’anno rischio di non sentirla neppure. Non è ridicolo?
Oggi ho ristampato la copertina del cd che ho realizzato per lui, l’ho fatta un po’ più carina, e ho preparato il pacchetto. Poi ho incartato anche il libro.
Non importa quando glieli consegnerò. Dovesse essere anche tra mesi, ma io ho ancora un discorso da fargli e dei regali da consegnargli.
In fondo è meglio lasciar passare un po’ di tempo. Lasciamo che le cose si raffreddino, così poi la mia “bomba” sarà più efficiente. Anche se non si tratta di una vendetta, credo che in questo caso valga ciò che si dice appunto per la vendetta, e cioè che “va consumata fredda”.
 

domenica 23 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/9





22 dicembre
 
- Roberta, mi dispiace, ma non ho cambiato idea.
Con queste parole, tutte le mie ultime speranze sono crollate.
Luca ha chiamato alle sette, e in fondo non mi ha detto niente che già non mi aspettassi.
- Va bene - ho mormorato, cercando di dimostrarmi il più tranquilla possibile.
Fortunatamente lui non ha aggiunto altro, non si è messo a darmi altre spiegazioni o giustificazioni. Non credo che le avrei sopportate.
- Posso sapere qual è la tua decisione, adesso?
- Luca, quello che provo per te lo sai, l’hai letto anche in quello che ti ho mandato via e-mail. Io sono innamorata di te. Non so quando sia successo, so solo che quando me ne sono accorta ho avuto paura, perché sapevo benissimo che era una situazione particolare e che avrei potuto starci male. Però alla fine sono stata contenta che sia successo, perché penso che in fondo sia sempre una bella cosa, in qualsiasi momento succeda e qualunque sia la situazione che c’è intorno.
Erano parole indirettamente indirizzate a lui; sapevo che l’avrebbe capito e sapevo anche che avrebbe finto di ignorarle.
- Quindi, - ho continuato. - non so se potrei essere una semplice amica. Non so se ce la farei, perché evidentemente non è quello che voglio. E poi non so come sarebbe essere amica di una persona che un giorno potrebbe ritenere “non produttivo” il parlarmi a tu per tu, guardandomi in faccia. E ancora, non so chi sei in questo momento, perché non mi sembri più la persona che ho conosciuto in questi mesi.
Ho fatto una pausa. Il mio discorso sembrava portare ad un’unica conclusione e volevo cercare di capire la reazione di Luca di fronte a quella conclusione. Il suo silenzio è stato eloquente; ho capito che, ancora una volta, non voleva perdermi. Era la storia di sempre: mi respinge ma poi mi trattiene.
- Però - ho ripreso. - voglio credere che in fondo in fondo tu sia sempre la persona che ho conosciuto, una persona in gamba. E mi spiacerebbe escluderla completamente dalla mia vita. Quindi voglio provare ad essere una semplice amica. Ripeto, non so se ci riuscirò, ma voglio almeno provarci.
- Va bene - ha accettato lui, e mi è parso di sentire una nuova vivacità nel suo tono, come quando, mesi prima, gli avevo fatto sapere che ero disposta a provare ad iniziare qualcosa con lui.
- E’ ovvio che dalla prossima volta che ci vedremo e sentiremo mi comporterò da normalissima amica, - ho aggiunto. - lasciando da parte quanto ci siamo detti e la mia amarezza di questi momenti. Naturalmente non te lo ripeterò più, ma sappi comunque che ti amo e che sarei davvero pronta a stare con te e ad affrontare tante cose.
- Lo so, Roberta. Ti credo.
Poche altre battute, l’accenno ai miei regali che scarterà solo a Natale, gli auguri, e poi è stata posta la parola fine a una delle telefonate più dure della mia vita.
E’ inutile che lo neghi: sto già aspettando la prossima volta che lo vedrò, anche come semplice amica. Sto già aspettando di poter passare di nuovo un po’ di tempo con lui, di poterlo riguardare negli occhi, con la speranza che tradiscano quello che in realtà prova per me. E’ sbagliato, lo so, ma non riesco ad evitarlo.
Vorrei che le luci si spegnessero, che nessuno corresse più alla ricerca dei regali per amici e parenti, che nessuno si affrettasse più nei supermercati per comprare il necessario per il cenone… Vorrei spegnere quest’atmosfera di festa che non mi appartiene. Sarà il Natale peggiore della mia vita.
 
 
 
22 dicembre
 
Sono così stanca di tutto. E’ una stanchezza più psicologica che fisica, che mi accompagna ormai da qualche anno. Sono diventata insofferente a tutto: alla mia famiglia, alle mie abitudini, alla mia casa… In certi momenti quello che ho intorno diventa veramente insostenibile e la voglia di scappare lontano e ricominciare tutto da capo è tanta.
Luca era riuscito a strapparmi da questo. Anche se ci vedevamo raramente, in quei momenti per me era come respirare aria pura. Mi sentivo libera, mi sentivo viva. A volte ho anche pensato che lui mi interessasse solo per questo: perché rappresentava una novità, una fuga dalla normalità, dalla routine quotidiana. Ma poi, a poco a poco, ho capito che non era così, che lui mi interessava semplicemente perché…era lui.
La prima volta che l’ho visto, non pensavo che me ne sarei innamorata. Non era il mio tipo. Ma del resto, lo sapevo, mai dire mai. Quante volte finiamo con l’innamorarci proprio di chi non avevamo magari neanche mai preso in considerazione? E oggi mi rendo conto che senza di lui non voglio stare. Non mi interessa se è nella situazione in cui è, se ha i problemi che ha. E’ lui, ed è solo questo che conta. Certo, sarebbe stato tutto più facile se mi fossi innamorata di un ragazzo giovane, senza moglie, senza figli, senza guai. Ma Luca è Luca.
Mi manca il nostro modo di scherzare, di prenderci in giro. A lui piaceva così tanto… Non posso credere che adesso non manchi anche a lui.
Se solo mi spiegasse cos’è cambiato all’improvviso…
 


sabato 22 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/8





21 dicembre

 

Ancora niente. Quando saprò? Forse quando tornerà dal weekend con i bambini? O forse dopo Natale? Nell’anno nuovo? Quando?

Non so se riuscirò ad accettare il suo “no” definitivo. Mi manca così tanto… Mi manca tutto di lui, soprattutto la sua dolcezza, il modo in cui mi si rivolgeva. Come posso pensare di restare per sempre senza quei suoi sguardi particolari, senza i suoi baci, senza i momenti di tenerezza fra noi?

Restare sua amica è una tentazione, ma ancora non sono certa di cosa deciderò. Quello che mi lascia più perplessa è il fatto che per lui non rappresenterebbe alcun problema frequentarmi come una semplice amica. Come potrebbe riuscirci con tanta facilità e naturalezza, se fino a poco tempo fa diceva che i miei baci gli piacevano così tanto, che gli mancavano quelli e…altre cose?

Restare amici… Vedersi una volta ogni tanto, fare finta di niente, come se nulla fosse… Salutarlo e avere voglia di rimanere un altro po’ con lui, guardarlo negli occhi e volere un tipo di saluto che lui non mi darebbe… Inconsciamente, rimarrei con la speranza che un giorno le cose cambiassero di nuovo…e forse non sarebbe giusto né per me, né per lui.

Ma allo stesso tempo, dirgli addio per sempre, pensare di escluderlo completamente dalla mia vita, di non assegnargli più nessun tipo di ruolo…no, è troppo dura.

Cosa devo fare? Cosa gli dirò quando mi avrà dato la sua risposta definitiva?

 

Questo pomeriggio è venuta a trovarmi Sara, la mia più cara amica. Nemmeno lei sa cosa dirmi, cosa consigliarmi. Anche lei, come tutti coloro che erano al corrente di questa storia, era convinta che Luca ed io saremmo riusciti a superare tanti problemi e ad avere un giorno una relazione “normale”. O comunque, nessuno si sarebbe aspettato un finale di questo genere. Il cambiamento così improvviso ed inspiegabile di Luca ha sorpreso tutti.

Per questo mi convinco che non posso essermi sbagliata così tanto sul suo conto. Cos’è successo per farlo cambiare a quel modo?

 



 

21 dicembre

 

Un’altra giornata di relativa tranquillità, dato che anche oggi Luca sarà impegnato con i bambini. Ma domani sarà lunedì. Il lunedì della settimana di Natale, una settimana che potrebbe dire molto. Si farà vivo? Farà almeno gli auguri? E se sì, come? Via sms? Per telefono? Se me li farà via sms, non gli risponderò. Fingerò di non averlo ricevuto, tanto con lui è successo veramente diverse volte. E’ il suo cellulare che non funziona perfettamente.

In certi momenti mi prende una rabbia… Vorrei mollare tutto e correre da lui, ovunque sia, ricoprirlo di quegli insulti a cui lui ha accennato in quella telefonata (ma poi, perché dovrei insultarlo? Ha forse la coscienza sporca? Se è convinto di non aver fatto niente di male, perché mai dovrei insultarlo?), o magari prenderlo a sberle e farlo ragionare. Neanche fosse un bambino capriccioso!

“Spero sempre che cresca”, mi aveva detto una volta parlando di sua moglie. Adesso sono arrivata a pensare che tra lei, lui e i due bambini, i più adulti siano proprio Mattia e Stefano. In questi giorni spesso penso a loro. Staranno già aspettando Babbo Natale, e posso immaginare con quale emozione ed attesa. Com’è magico, il periodo natalizio, per i bambini… Ricordo una foto che Luca mi aveva mostrato, con loro due che indossavano il cappellino di Babbo Natale. Erano così carini.

Insieme a quella fotografia ce n’erano altre scattate l’estate dello scorso anno, in spiaggia. Mi fa uno strano effetto pensare che, a quell’epoca, la famiglia era ancora tutta unita e felice. Subito dopo l’estate, deve essere successo l’irreparabile, dato che ad ottobre Luca è andato a vivere da solo. Chissà com’è accaduto, come ha saputo. Me lo sono chiesta così tante volte, nel corso di questi mesi… L’unica cosa che so è come deve essersi sentito, perché so immedesimarmi bene nelle situazioni, anche in quelle che non ho mai vissuto, e riesco a sentire “sulla mia pelle” quello che può avere provato. Deve essere stato così terribile…

Ma tutto questo non può comunque giustificare l’attuale comportamento di Luca. E’ arrivato il momento, e lo dico per lui, che smetta di nascondersi dietro la scusa di quello che gli è successo e che sta passando. Deve tornare a vivere.

 



mercoledì 19 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/7




20 dicembre
 
Se prima l’attesa era snervante, adesso è diventata davvero insopportabile. Quando finalmente saprò qual è il mio destino? E’ come se veramente ci fossimo scambiati i ruoli, come gli ho detto ieri. Perché mesi fa, dopo la nostra conversazione in cui lui aveva chiarito quella che era la situazione, il fatto che non si proponeva come fidanzato perché non sapeva se era in grado di provare coinvolgimenti eccessivi e tutto il resto, mi aveva lasciata libera di decidere se volevo ugualmente provare ad iniziare qualcosa con lui e vedere come sarebbero potute andare le cose.
“Non è facile rimanere con la tua decisione in sospeso”, mi aveva detto durante una telefonata. E poi, con il suo solito modo di scherzare per attenuare la tensione, mi aveva chiesto: “Devo mettere la testa sul ceppo?”
E lì avevo capito che non voleva perdermi, che aveva paura di perdermi. E’ stato così per tutti questi mesi: lui non ha mai voluto che io me ne andassi. E non lo vuole neppure adesso, tanto è vero che tutte le volte che abbiamo parlato negli ultimi tempi, è sembrato che lui escludesse la possibilità che me ne andassi. “O andiamo avanti come prima, ma non mi va perché non è giusto, oppure restiamo semplici amici”, mi aveva detto per telefono. Ma la terza possibilità, cioè il non vederci e non frequentarci più, non l’aveva mai espressa apertamente.
Adesso, comunque, al di là delle sue contraddizioni, sono io a chiedermi se “devo mettere la testa sul ceppo”. Io, all’epoca, scelsi di rischiare; non credo che lui adesso farà la stessa scelta. So che non cambierà idea. L’ho visto tentennante solo per pochi istanti, ieri. Ho capito che a me ci tiene, che la mia proposta di stare insieme lo ha effettivamente tentato…ma se conosco la sua testardaggine, rimarrà fisso sulla sua convinzione che non potrebbe funzionare, che non potrebbe darmi niente, che deve concentrarsi solo sui bambini.
Perché? Perché se due persone stanno bene insieme devono restare semplici amici? Se due persone si vogliono bene, gli ostacoli non si superano? I problemi non si risolvono? Secondo Luca no, evidentemente. Ricordo quando mi aveva detto che non voleva parlare delle cose che lo facevano stare male per non causare e provare ulteriore sofferenza. Gli avevo chiesto se non pensava che condividere quella sofferenza, almeno ogni tanto, potesse fare bene, e lui mi aveva risposto di no, perché non servirebbe comunque a risolvere le cose e farebbe solamente dell’ulteriore male a se stesso e all’altra persona. In quel momento ricordo che avevo pensato che se aveva portato avanti un matrimonio con quell’atteggiamento e quelle idee, non poteva che essere finito com’era finito.
Non mi ha mai voluto parlare di ciò che lo faceva stare male, né dei problemi che c’erano con sua moglie per la separazione, e io ho rispettato la sua decisone, per quanto mi sembrasse sbagliata. Solo una sera gli ho chiesto come andavano le cose, e lui ha parlato per una mezz’ora buona, senza che io lo interrompessi o gli facessi altre domande. Forse era proprio quella la dimostrazione che, nonostante quello che diceva, aveva un bisogno immenso di parlare e sfogarsi un po’. Anche perché tante altre volte, proprio quando meno me lo aspettavo, ha pronunciato delle frasi che sembravano manifestare la sua, seppur inconscia, volontà di parlarmi di ciò che non andava. Io però non ho mai raccolto, sicuramente sbagliando. So che ho commesso degli errori, tanti, e sarei davvero pronta a correggerli…se solo Luca me ne desse l’opportunità.
Eppure anche quella sera, alla fine del suo unico sfogo, aveva concluso dicendo che io in tutto quello non dovevo essere coinvolta, perché la cosa importante era che io fossi serena. Quante volte nel corso di questi mesi ha insistito sul “serena”! Ma come poteva pensare che stessi serena se non mi parlava di quello che lo faceva stare male? Come faceva a non capire che io stavo molto peggio se lui continuava a stare male e a tenersi tutto dentro? E ancora, come può adesso non rendersi conto che con il suo modo di liquidarmi mi sta dando tutto tranne che serenità?
Ho sbagliato tutto, sin dall’inizio. Anziché lasciarlo stare avrei dovuto pressarlo, costringerlo a parlare. Forse le cose sarebbero andate in modo diverso, ma ormai adesso è troppo tardi. Ho scelto la “strategia” sbagliata, con lui, e ora ne pago le conseguenze.
 
 
 
 
 
20 dicembre
 
Strano come questa giornata sia passata con meno angoscia e tensione delle altre. Forse perché credo che Luca sia in montagna con i bambini e quindi so che non lo sentirò, senza dover stare ad aspettare che suoni il telefono come faccio nelle altre giornate.
Ormai siamo in pieno inverno e fa un freddo terribile. Uscire con la cagnolina diventa sempre più un’avventura per coraggiosi! E poi, che depressione, questo tempo…
 
Questa mattina ho ricevuto il mio primo regalo di Natale, da parte di una cara amica toscana. Non ho resistito e l’ho già aperto: è un diario con lucchetto, molto carino, come non ne avevo da anni. Mi chiedo cosa potrò scriverci… Pensieri d’amore? Già, per chi?
Sulla prima pagina del mio diario di quest’anno che sta quasi per finire avevo scritto quello con cui, nel corso di questi mesi, avrei voluto riempire quelle pagine. Tra le altre cose, un posto importante lo avevo assegnato proprio ai “pensieri d’amore”. E già a gennaio, arrivava Luca.
Non riuscivo a credere che per una volta i miei desideri per il nuovo anno si fossero realizzati. Beh, a quanto pare il trucco c’era, mi sembrava troppo bello. Parlo di amore…ma cos’è stato? Solamente la follia “ibrida” di quasi un anno?
Quando ho mandato via e-mail a Luca alcuni miei scritti dedicati a lui in cui parlavo apertamente di “amore” nei suoi confronti, qualche settimana fa, mi aspettavo una risposta del genere: “è bello che tu abbia provato questo, ma per me non è la stessa cosa, mi dispiace”. Invece non me lo ha detto. Non mi ha detto niente del genere. Non ha mai fatto riferimento in alcun modo a quello che provava per me. E l’unica volta che gliel’ho chiesto apertamente, ha iniziato parlando genericamente di “amicizia” e poi è riuscito abilmente a sviare il discorso, riportandolo su qualcos’altro. Perché non ha nemmeno il coraggio di ammettere quello che prova, qualsiasi cosa sia?
Non ho grandissima esperienza in amore, questo è sicuro, ma il tipico istinto femminile ce l’ho anch’io. Certe cose si sentono. La prima volta che sono stata a casa sua e ci siamo concessi un po’ di intimità, alla fine di tutto ho notato la sua espressione, i suoi sguardi, il suo umore. Avevo davanti un uomo innamorato, non posso essermi sbagliata. Soprattutto, non posso essermi sbagliata perché non sono abituata a credere che qualcuno possa essere interessato a me, e anche dopo che me ne abbia dato la dimostrazione, continuo ad essere scettica, dubbiosa, diffidente. Se invece quella sera mi sono concessa di ammettere che quello era un uomo innamorato, significa che era davvero evidente, che non c’era alcuna possibilità di incertezza o dubbio. E allora? Possibile che mi sia sbagliata così tanto? Sembrerebbe proprio di sì, a giudicare da quanto sta succedendo.
Eppure no. Posso ancora sperare. Posso ancora credere che quando finalmente lo vedrò, le mie parole possano avere un qualche effetto e lo convincano a lasciare da parte le paranoie.
Già… Ma chi voglio prendere in giro? Dovrei conoscere la mia vita, ormai. Non ho mai fatto altro che lottare per le cause perse. Certo, almeno non ho mai avuto rimpianti, non ho mai detto: “Che stupida, avrei dovuto almeno provarci!”. Ma che differenza c’è tra un rimpianto e lo spreco di energie e forze per una lotta che sai già ti lascerà con un pugno di mosche in mano?
Ogni volta che nella mia vita mi è sembrato di trovarmi ad un passo da un grande risultato o dalla felicità, all’improvviso tutto si è sgonfiato ed è finito in niente. Dovrei averla imparata, ormai, la lezione. E invece sono ancora qui a sperare, ad illudermi che una seppur flebile speranza di riconquistare definitivamente quell’uomo ci sia.
Chi c’è di più sciocco di me?
 
 
 


domenica 16 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/6





19 dicembre

 

- Più che una decisione da comunicarti, ho da farti una controproposta.

Ho iniziato così, mentre aspettavamo che arrivassero i piatti che avevamo ordinato.

Luca era finalmente lì, davanti a me. L’arbitro aveva fischiato il fischio di inizio. O la Corte era entrata e si dava inizio al dibattimento, per usare un’altra metafora.

Mi sentivo sicura di me. Mi sentivo bella, e sapevo che per lui, così vestita e truccata, lo ero. Lui sembrava tranquillo come sempre, ma lo conosco abbastanza per sapere che non era così. Era teso e nervoso, forse soprattutto preoccupato per quello che avrei potuto dirgli e preparato a parare i colpi e a fronteggiare eventuali insulti.

- Una “controproposta”? - mi ha chiesto.

- Sì. Per telefono mi hai detto che la nostra era una situazione “ibrida”, giusto? Avevi ragione. Allora, sblocchiamola.

L’ho guardato dritto negli occhi. Stavo per lanciare la bomba, sapevo cosa mi avrebbe risposto, ma per nessun motivo al mondo dovevo abbassare lo sguardo. Non in quel momento.

- Proviamo a stare insieme - ho proposto, risoluta.

L’avvocato impassibile non è riuscito a nascondere del tutto la sua sorpresa, forse anche perché lo conosco bene e ho imparato a leggere le sue espressioni. Dopo un attimo di incertezza, ha sorriso scuotendo leggermente la testa.

- E’ così divertente? - ho ribattuto tranquilla.

- No, è solo che… Dai, Roberta, è assurdo.

- Ok, è assurdo. Perché?

- Ma perché sì… Hai visto com’è andata in questi mesi…

- A me sembra che in questi mesi non abbiamo provato a stare insieme. Abbiamo provato a vedere cosa poteva succedere, come potevamo stare l’uno con l’altra. E mi sembra che ci siamo accorti di stare bene insieme. Sbaglio?

- No, ma…

- Allora, appurato questo, appurato anche che ci sono stati degli errori che si possono correggere, prevalentemente da parte mia, proviamo a stare insieme. Perché, soprattutto dopo l’ultima volta che ci siamo visti, avevo finalmente capito che dovevo smetterla con tanti atteggiamenti stupidi e infantili, mutismi, o quant’altro, e che dovevo comportarmi “normalmente”. Ero finalmente pronta ad essere me stessa, perché finora tu hai conosciuto solo una parte di me. Mi stavo preparando per la volta successiva che ti avrei visto…ma non ne ho avuto il tempo. E comunque, appurato che stiamo bene insieme e che ci sono cose che si possono sistemare…proviamo a stare insieme.

Luca non era affatto convinto, ma la cosa non mi preoccupava né mi sorprendeva. Eravamo solo all’inizio.

- Roberta…non funzionerebbe. Non hai visto che non ci vedevamo mai?

- Vero. Perché non ci vedevamo mai? Perché non avevamo voglia di vederci, o per altri motivi?

- Perché non ci riuscivamo. Il mio lavoro, una cosa e l’altra…

- Appunto. Non ci vedevamo perché tu avevi il lavoro, gli impegni, i bambini… Giusto?

- Giusto. E’ colpa mia, lo so, non l’ho mai negato.

- Luca, io non sto cercando colpevoli, perché non ce ne sono. Io sto solo analizzando la situazione. Dunque, non ci vedevamo per questi motivi. E allora sai cosa credo, a questo punto? Che io e te siamo partiti con due piedi diversi. Non lo definirei proprio un “equivoco”: semplicemente siamo partiti in modo diverso. Io, cioè, sono partita consapevole che tutto sarebbe potuto finire in niente, ma comunque mantenendo anche aperta la porta alla possibilità che invece potesse diventare qualcosa di più importante. In generale, io sono partita lasciando aperta la porta a tutta una serie di possibilità diverse tra loro, proprio perché non sapevo a cosa andavo incontro ed ero pronta ad accettare qualunque cosa fosse successa.

Luca mi ha guardata annuendo, come per farmi capire che per lui era lo stesso, ma io ho continuato:

- Tu, invece, evidentemente sei partito già sapendo che sarebbe stata solo una cosa a metà, una cosa momentanea, escludendo fin dall’inizio qualsiasi altra possibilità. Probabilmente non volevi nemmeno che potesse nascere qualcos’altro, tra noi.

- Ma no, no, Roberta. Non è così. Non ho escluso niente fin dall’inizio, anch’io volevo solo vedere come potevano andare le cose, perché all’inizio non potevo certo prevedere nulla.

- E allora c’è qualcosa che non mi torna. Perché tu mi hai detto che non ci vedevamo per colpa del lavoro, ecc. Ma tutto questo lo sapevi fin dall’inizio, tanto è vero che una delle primissime cose che mi hai detto è stato proprio che non sapevi cosa potevi darmi in termini di tempo.

- Sì, ma…

- Luca, il lavoro c’è sempre stato e ci sarà sempre; gli impegni ci sono sempre stati e ci saranno sempre; i bambini da vedere o da tenere ci sono sempre stati e ci saranno sempre… E’ la tua vita, è fatta così. Ognuno ha la propria vita, con la propria situazione lavorativa e i propri impegni, ma non per questo rinuncia ad avere una vita privata, alle cose e alle persone a cui tiene.

Ho fatto una breve pausa e mi sono preparata per la parte più difficile in assoluto.

- Altrimenti, dammi l’unica risposta logica e valida e non ne parliamo più - ho detto poi.

- Cioè, quale?

- “Non stiamo insieme perché non mi interessi”.

Era qualcosa a cui ancora non riuscivo a credere, ma ora stava a Luca parlare.

- No, Roberta, tu mi piaci… - ha iniziato lui con tono vago, ma io ho tagliato corto.

- Te l’ho già chiesto una volta, per telefono, e sei riuscito a non rispondermi. Anche perché negli ultimi tempi non ho parlato con te, ma con un avvocato. Negli ultimi tempi, con me, hai usato la classica chiamiamola “retorica” da avvocato, girando intorno ai discorsi, evitando di darmi risposte o spiegazioni. E siccome con me non l’avevi mai fatto, è ovvio che non appena l’hai fatto me ne sono accorta e mi ha anche dato un po’ fastidio.

- Ma no, Roberta…

- Comunque, ripeto, te l’ho già chiesto una volta e non mi hai risposto, ma mettiamo pure che mi sia distratta io: cosa provi per me?

Potevo sentire distintamente il battere del mio cuore. Stavo sudando, e mantenere la calma era davvero dura. Mai nella mia vita mi ero sentita così; mai mi ero trovata in una situazione simile.

Luca non è riuscito a rispondermi guardandomi negli occhi per tutta la durata della risposta. Sembrava che ce la stessi facendo, che stessi davvero riuscendo nell’impresa di metterlo in imbarazzo. Dovevo continuare così, e avrei avuto la situazione in pugno.

- Per te provo…amicizia, affetto…un affetto particolare, ma…

- Luca, queste cose le posso provare anche per il mio migliore amico. Posso provarle anche per mio cugino, o anche per il mio cane. Ma non mi è mai passato per la testa di comportarmi nei loro confronti come ti sei comportato tu con me in questi mesi. E guarda che non sto parlando solo di “quel” punto di vista, ma di tante piccole cose, premure, attenzioni, che hai avuto nei miei confronti in questi mesi. Ho qui alcuni tuoi sms, se vuoi rileggerli. Ad un’amica, per quanto speciale sia, non scrivi certe cose. A un’amica non hai paura di dire che hai due figli, non hai paura di sapere come la prenderà. Ma sai qual è la cosa che mi lascia più perplessa? Che tutto questo sia successo dopo l’ultima volta che ci siamo visti. Perché proprio l’ultima volta ho avuto l’impressione che esattamente “amici” non fossimo, che qualcosa fosse cambiato, e non solo per quello che è successo sotto “quel certo punto di vista”, ma per tutto un insieme di cose di quei momenti. Io quella sera non mi sono sentita un’amica, e tu non mi hai cercata come un’amica. E invece è stato proprio dopo allora che è cambiato tutto.

Ho fatto un’altra pausa, senza che lui dicesse nulla, poi ho ripreso:

- Io ho bisogno di capire il tuo atteggiamento assurdo degli ultimi tempi. Sei scomparso dieci giorni; sei ricomparso con un sms dove, come se niente fosse, con un tono completamente diverso da quello dell’ultima volta che ti avevo sentito, mi dicevi genericamente di “aver cambiato stile di vita”; poi, sempre con degli sms, mi dici che ti proponi come semplice amico e che in fondo anche prima non siamo mai stati nient’altro. Ti chiedo di parlarmi e spiegarmi, non vuoi. Ti chiedo di vedermi, e non vuoi più nemmeno guardarmi in faccia. Ti rendi conto di come posso essermi sentita, dopo tutto questo tempo? Mi sono sentita completamente liquidata, come una cosa inanimata che doveva stare lì passiva a subire le tue decisioni. Mi sono sentita un giocattolo che non si vuole più… Non sono stupida. Quando è iniziato tutto, sapevo benissimo che poteva finire tutto in niente. Ma non così. Con un parlare, uno spiegare, un chiarire… Non con te che da un giorno all’altro cambi completamente atteggiamento e salti fuori a dirmi: “Ho deciso così, perché è giusto così, perché va bene così”. Non mi hai dato una vera spiegazione, una motivazione…

Altra pausa, altra ripresa:

- E quando uno resta senza una spiegazione, finisce col trovare quelle più assurde e probabilmente anche più sbagliate. Perché, esempio: visto che, come ho detto, tutto è successo dopo l’ultima volta che ci siamo visti, cosa devo pensare? Che è successo qualcosa in quell’occasione? Che ho fatto o detto qualcosa di sbagliato? Che è stato così terribile passare la notte con me? Che è stato solo un gioco, una specie di sfida personale, il cui ultimo traguardo era quello dell’ultima volta che ci siamo visti?

Luca ha iniziato a scuotere la testa, ma io stavo per sganciare un’altra bomba. Ho frugato nella borsa e ho estratto il foglio con il profilo che avevo trovato su Internet. Gliel’ho buttato sotto il naso e ho detto:

- Oppure, trovo questo e cosa devo pensare? Che sono stata una piacevole parentesi mentre tu continuavi a cercare qualcun’altra?

L’ho visto impallidire mentre spiegava il foglio. Secondo colpo messo a segno.

- Come l’hai trovato? - ha mormorato.

- Non stavo indagando su di te, se è questo che ti interessa. Hai presente quei pomeriggi che hai il morale sotto i tacchi, non hai voglia di fare niente, ti attacchi ad Internet e cominci a saltare da un link all’altro? Ecco.

Ha sospirato e ha detto:

- Roberta, questa è una cosa vecchia.

L’avevo capito già da sola, ma la soddisfazione ancora non gliela volevo dare.

- Vecchia? Lì c’è scritto che l’ultima volta che sei entrato in quel sito è stato il 18 ottobre, il giorno dopo che mi avevi detto che “ti mancavo”, e non certo come semplice amica!

- Ci sono entrato solo per cancellare eventuali messaggi che mi avevano mandato. E’ capitato che qualcuna mi abbia scritto, mentre frequentavo te, ma non ho mai risposto.

Sembrava davvero disperato all’idea che io potessi giudicarlo male, e così ho deciso di lasciar cadere la recita.

- Lo so che è una cosa vecchia - ho ammesso. - Non sono stupida, leggendolo l’ho capito. Però questo era per farti capire che, quando uno resta senza una spiegazione, finisce col trovare quelle più sbagliate.

- Io ti ho dato una spiegazione…

- No, tu mi hai solo detto: ho deciso così perché era una situazione ibrida, perché non ci vedevamo, perché è giusto così. Ti sembrano motivazioni, queste? E soprattutto, ti sembrano motivazioni valide? Non faresti allora prima ad evitare scuse e a dirmi: ho deciso così perché non me ne frega niente di te, o perché non ti ritengo all’altezza di qualche situazione, o perché mi sono stufato di averti tra i piedi…?

Luca ha borbottato ancora qualcosa, ma ormai avevo capito che era in difficoltà.

- Non c’è niente da fare, - ho proseguito. - la questione è sempre la stessa. Te l’ho già detto una volta: non puoi continuare  a mettere sui piatti della bilancia quello che dai e quello che ricevi, e accertarti sempre che siano dello stesso identico peso. E ancora, non puoi essere sempre convinto di sapere cos’è giusto o meglio per gli altri e di conseguenza decidere per loro. Perché, prima di tutto, questa è mancanza di rispetto nei confronti degli altri, perché sembra che li giudichi talmente cretini da non essere in grado di decidere con la loro testa, per se stessi. Posso capire che tu mi veda giovane e tutto quello che vuoi, ma non ho lo stesso quindici anni. Ti assicuro che ho la capacità e la maturità necessarie per decidere per me stessa nel modo migliore, dopo aver analizzato le situazioni, nel bene e nel male. Ho già un padre, non ne sto cercando un altro. E, seconda cosa, non puoi sempre avere la certezza matematica di sapere cos’è meglio per gli altri. Con me l’hai fatto tante volte e tante volte hai indovinato, lo ammetto, ma altre hai sbagliato completamente. Soprattutto hai sbagliato adesso: per te la cosa migliore, per me, era aspettare a vederti, a parlarti, ad avere un chiarimento… Beh, io ho passato delle settimane d’inferno, per questo. Quindi vedi, non puoi sempre sapere cos’è meglio per gli altri o di cosa gli altri hanno bisogno.

Stavo per sganciare la terza bomba, la più cattiva. Mi faceva male farlo, ma dovevo cercare di sbloccare quell’uomo in qualche modo.

- Cos’è, è stato così anche con tua moglie? - ho sbottato, con le lacrime che mi salivano agli occhi per la cattiveria di quella frase. - Eri così convinto di sapere di cos’aveva bisogno, che è finita a quel modo?

Terza bomba andata a segno. Questa davvero Luca non se l’aspettava, è stata una vera e propria pugnalata. Eppure non ha avuto reazioni. Non ha alzato la voce, non mi ha insultata, non ha avuto scatti d’ira. Niente. Ha ingoiato l’amaro boccone e ha guardato altrove.

- Non reagisci neanche a questo? -  ho mormorato, desolata. - Io le sto provando tutte… Potrei stare qui fino a domani a inventarmi le peggiori cattiverie, e niente… Come sbattere contro un muro di ghiaccio. Cosa ti è successo, Luca? Oh sì, tu sei sempre la persona calma e posata…il professionista freddo e razionale che ha sempre tutto sotto controllo…e quando qualcosa comincia a sfuggire dal suo controllo lo si allontana, giusto? Perché allora diventa un problema… Come lo sono diventata io.

Siamo rimasti per un po’ in silenzio. L’avvocato era rimasto senza argomenti per controbattere.

- Luca, - ho ripreso dopo un po’. - ci stiamo finalmente parlando, come non abbiamo mai fatto. Te lo ripeto: abbiamo appurato che stiamo bene insieme, che ci capiamo, che ci sono stati errori che possiamo correggere… Proviamo a stare insieme. Non ci vediamo? Ci sentiamo. Anche solo per darci il buongiorno, o per sapere com’è andata la giornata. Stare con una persona non vuol dire solo vederla sempre, ma questo non devo certo venirtelo a dire io.

- Roberta, non è solo questo. La mia testa è sempre ai bambini, alla separazione… Non avrei le attenzioni necessarie per te, non mi ricorderei cose che ti riguardano…

- E’ una stupidata. Sono le stesse cose che mi avevi detto all’inizio di tutto, e io le avevo prese alla lettera. E poi, invece, sai quante volte mi hai sorpresa ricordandoti cose che quasi non ricordavo neppure io?

Luca sembrava riflettere sulla possibilità di stare insieme, pur optando per il no. Era meglio di quanto avessi sperato.

- Non lo so, io…forse adesso dovrei cercare di concentrarmi solo sui bambini, di pensare soltanto a loro.

- Quindi è questa l’idea di “vita regolata” di cui mi hai parlato? Lavoro, bambini e impegni, e,  quando riesci, gli amici? E quanto conti di andare avanti così? Fino a quando andrai in pensione o fino a quando i bambini saranno maggiorenni e più indipendenti, e tu sarai quindi più libero? E’ questo che vuoi fare? Chiuderti in clausura fino ad allora?

- Ma no…

- Io ti sto chiedendo di provare a stare insieme. Certo, nessuno può dirti come andrà, ma se due persone si piacciono, cosa devono fare? Queste non sono parole mie, Luca, sono tue. Te la ricordi, quella sera del mio mutismo sotto casa? Eri così sicuro, così deciso, allora! E tra noi non c’era ancora stato niente, ancora non sapevamo se ci saremmo trovati bene, insieme, o cosa. Quella sicurezza a maggior ragione dovresti averla adesso. E invece? Allora cosa devo pensare? Che erano cose in cui non credevi? Che erano solo belle parole che mi dicevi solo per convincermi a fare qualcosa che in quel momento tu volevi?

- Era una situazione diversa…

- No, era una situazione identica a questa. Solo a ruoli invertiti.

Luca non ha detto nulla, e allora sono passata alla fase della persuasione e della dolcezza.

- E per quanto riguarda quello che mi hai detto più volte, riguardo al fatto che non credi di poter provare un coinvolgimento particolare per qualcuno… Quella sera, ad un certo punto, tu mi hai detto che potevo superare le mie paure, perché ero pronta per farlo. E io allora mi sono chiesta: cosa ne sa lui? Cosa ne sa di me, delle mie paure? Come fa ad essere così convinto che sono pronta per superarle? Sai una cosa? Avevi ragione. Quelle paure le ho analizzate qualche giorno fa, una ad una, e ho scoperto che non ci sono più. Avevi ragione, ero pronta per superarle, anche se in quel momento ero convinta del contrario. Adesso sono io a dirti che puoi provare un coinvolgimento particolare per qualcuno, perché sei pronto per farlo. Qualche mese fa no, non te lo avrei detto, perché non sarebbe stato vero. Ma adesso sì, anche se tu mi dirai che non è vero. Io, quella sera, mi sono fidata di te, e ho fatto bene. Adesso prova tu, per una volta, a fidarti di me.

Luca teneva la testa china ed evitava di guardarmi. Mi sembrava addirittura quasi commosso.

- Non lo so, Roberta… - ha detto alla fine. - Io non so…no, mi spiace, non posso. Non me la sento.

Era categorico, deciso. Il mondo mi è crollato addosso in quel momento.

- Non vuoi neanche pensarci un po’? - gli ho chiesto.

- Posso pensarci, se vuoi, ma non credo che cambierò idea.

- Beh, tu pensaci e poi mi fai sapere. E allora ti dirò anche se resterò come semplice amica o meno.

- Non puoi dirmelo adesso?

- No.

Avevamo mangiato molto poco tutti e due. Il che dimostrava la tensione di Luca, visto che solitamente mangia parecchio e di gusto. Avrei voluto pagare io il conto, ma per l’ennesima volta lui me l’ha proibito. Per l’ennesima volta mi ha aiutata ad indossare il cappotto. Per l’ennesima volta mi ha aperto la porta e mi ha fatta passare per prima.

Mi ha accompagnata alla fermata della metropolitana più vicina e lì ci siamo salutati. Negli occhi aveva lo sguardo della prima volta, quando mi aveva chiesto: “E adesso cosa ne sarà di noi?”

Gli ho allungato il sacchetto con i regali.

- Questo è per te. Buon Natale.

- Roberta… Grazie, non me l’aspettavo… Io non ho niente per ricambiare…

- Non preoccuparti, non mi aspettavo niente. C’è ancora una cosa che devi imparare. Che a volte si può anche ricevere senza dover dare niente in cambio.

Ha chinato la testa, colpito e affondato per l’ennesima volta.

- Tra qualche giorno ti faccio sapere - ha detto, imbarazzato.

- Va bene.

L’ho baciato “amichevolmente” su una guancia, provando un desiderio irrefrenabile di essere baciata in ben altro modo, come tante volte lui aveva fatto, e gli ho sussurrato, con uno sforzo immenso:

- Ti amo, Luca. E sai che certe cose non le dico tanto per dirle.

Soprattutto perché era la prima volta che lo dicevo a qualcuno, ma questo lui non poteva saperlo.

Non mi ha risposto; gli ho rivolto un sorriso triste e sono scesa in metropolitana.

 

 

 

 
19 dicembre

 

Un’altra settimana è passata. La prossima sarà decisamente importante, perché sarà la settimana di Natale, e allora vedremo se Luca si farà vivo almeno per fare gli auguri o meno. Non posso fare altro che aspettare e vedere cosa succede. Non sono mai stata brava ad aspettare, ma in fondo, in questi mesi, non ho fatto altro, e anche per questo devo ringraziare Luca: mi ha insegnato la pazienza, la perseveranza.

Adesso forse è in montagna con i bambini, come in tutti i fine settimana. Lui adora sciare e anche loro si divertono sulla neve. Me ne aveva parlato la sera che mi aveva rivelato la loro esistenza. Quanta fatica aveva fatto prima di riuscire a dirmelo… La tensione era palpabile; i suoi silenzi, così insoliti per lui, erano eloquenti, preannuncio di un discorso davvero serio. Poi aveva pronunciato poche frasi, le essenziali.

“Prima non vivevo da solo… E’ da ottobre… E ci sono anche due bimbi”.

Ricordo il suo sollievo subito dopo, come se si fosse liberato di un peso enorme. Aveva cominciato a raccontarmi di loro, e da quel momento non aveva più smesso. La volta successiva che ci eravamo visti, mi aveva chiesto se volevo vedere le loro foto.

“Sei sicura?”, mi aveva domandato quando gli avevo risposto di sì.

E dopo che le avevo viste, mi aveva chiesto con apprensione come avessi preso la notizia della loro esistenza. L’avevo presa bene. Luca aveva trentotto anni, potevo immaginare che nel suo passato ci fosse qualcosa, e l’avevo accettato sin dall’inizio.

- A un’ “amica”, per quanto “particolare” possa essere, si ha così paura di dire di avere due figli? Si ha così paura della sua reazione? - mi sono chiesta per l’ennesima volta questo pomeriggio.

Luca mi aveva mostrato tante altre loro foto, e anche il suo appartamento ne era tappezzato. Sempre di più, negli ultimi tempi. Posso capirlo, ma la cosa aveva cominciato a preoccuparmi anche un po’. Il numero delle cornici sparse per casa cominciava a sembrarmi quasi esagerato.

Mi aveva mostrato anche dei loro disegni, mi aveva raccontato dei loro progressi, come quando per esempio mi aveva detto che Mattia aveva imparato a nuotare senza braccioli, o ad andare in bicicletta senza rotelle. Allora perché in altri momenti si era comportato in modo così strano? Per esempio, il giorno stesso in cui mi ero svegliata da lui, in serata gli avevo chiesto come fosse andata all’asilo. E lui mi aveva ringraziato per essermene ricordata! Come poteva pensare che me ne dimenticassi, soprattutto dato che era stata una delle prime cose che mi aveva detto quella sera, con tono decisamente teso? E poi, anche se fossi stata una semplice amica…un’amica non si sarebbe ricordata una cosa del genere?

A volte Luca si comportava in modo contraddittorio. Si vedeva che era confuso, che in certi momenti non sapeva quale fosse la scelta migliore o la cosa migliore da fare. Ma quando avevo provato a dirgli che mi sembrava confuso e che era anche normale che lo fosse, lui mi aveva risposto deciso che no, aveva le idee chiarissime. Se ne era davvero convinto, come potevo fargli capire che non era così?

Accidenti a lui, è più testardo di me. E’ per questo che ho paura di non riuscire a farlo ragionare, quando lo vedrò - in qualsiasi momento accadrà. Conosco la mia testardaggine personale e so quanto sia difficile - per non dire impossibile - farmi cambiare idea o convincermi del contrario di qualcosa in cui credo. Se anche Luca è così, non so quanto riuscirò ad ottenere. Anche se, a ben vedere, questo potrebbe trasformarsi in una carta a mio favore: proprio perché conosco bene la testardaggine, forse potrei riuscire a trovare il modo migliore per sconfiggerla…

 



sabato 15 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/5





18 dicembre
 
Tra ventiquattro ore sarà tutto finito.
Ho una paura tremenda, ma so che è una situazione che va affrontata e che, comunque andrà, mi farà crescere. Sto imparando a crescere e ad amare, ma soprattutto a lottare per quello in cui credo e a cui tengo. Almeno sotto questo punto di vista, Luca va ringraziato.
Ho scritto il biglietto da allegare ai regali. “Mesi fa avevo detto che per Natale ti avrei fatto due regali. E io le promesse le mantengo. Buon Natale.” Niente di più.
Non riesco a credere che sono passati due mesi e mezzo dall’ultima volta che ci siamo visti, da quella prima e unica notte che abbiamo passato insieme. L’ultima immagine che ho di Luca è di lui sul pianerottolo, che mi saluta con la mano mentre le porte dell’ascensore si chiudono davanti a me. Come potevo immaginare che dopo di allora non lo avrei più rivisto per tanto tempo, e che sarebbe successo tutto questo?
Dio, come mi manca. Come mi mancano i suoi baci, la sua tenerezza, la sua dolcezza. Come potrò stare senza tutto questo? Sì, lo so, dovrei pensare che non è ancora detto, che ho ancora una carta da giocarmi, una battaglia da combattere, e lo farò domani. Ma se lo conosco bene è più testardo di me e sarà dura farlo ragionare, fargli cambiare idea. E sarà prima di tutto dura riuscire a farlo parlare, a fargli tirare fuori quello che ha dentro, qualunque cosa sia.
Ma ogni volta che mi sentirò sfiduciata o scoraggiata, penserò a quei momenti passati insieme, quei momenti che mi convincono che lui mi voglia bene, e tanto. E’ in base a questa convinzione che ho preparato la mia “linea strategica” e domani farò l’arringa finale. Peccato che non ci sia una giuria ad ascoltarmi!
Gioca a mio favore il fattore sorpresa. In tutti questi mesi ho permesso a Luca di conoscere solo una parte di me stessa, quella più fragile e arrendevole. Domani conoscerà anche l’altra, quella più combattiva e decisa, quella che probabilmente non si aspetta. Quella che si troverà davanti domani sarà sicuramente una persona molto diversa da quella che quella sera sotto casa mia ha fatto scena muta per tutto quel tempo, spaventata da quello che provava, terrorizzata all’idea di lasciarsi andare, di fidarsi di lui. Quanta pazienza ha avuto, quella sera! E’ rimasto lì per un sacco di tempo a cercare di farmi parlare, di farmi spiegare cosa mi preoccupava e spaventava. Come può non tenere a me, un uomo che si è comportato così, che avrebbe potuto andarsene e invece non l’ha fatto?
E’ strano come il destino riproponga a volte le stesse situazioni, ma a ruoli invertiti. Adesso sono io a dover interpretare la parte che lui interpretò quella sera. Le sento ancora nelle orecchie, le sue parole: “Se due persone si piacciono, cosa devono fare?” E ancora tra noi non c’era stato nient’altro che un semplice bacio!
E adesso, invece? Adesso che siamo andati così oltre, quella frase non vale più? Non è paradossale? Non è un controsenso? O all’improvviso si è accorto che non gli piaccio più? Ma com’è possibile, se quella sera e quella notte di due mesi fa sembrava l’esatto opposto?
 
Sarà dura, la giornata di domani. Sicuramente una delle più dure della mia vita.
Non sarà facile parlargli, ma so che devo farlo, perché altrimenti non me lo perdonerei mai.
Mi chiedo a cosa stia pensando lui in questo momento, se sia seccato all’idea di dover perdere del tempo con me. Ma allora quella sera del mio mutismo? Quella sera sì ha perso tempo, quella sera sì avrebbe dovuto essere seccato. E invece era così tranquillo…
Vediamo se quella sua tranquillità riuscirà a mantenerla anche domani.
Vado in guerra. Contro e per l’uomo che amo.
 
 
 
18 dicembre
 
“Allora sospendiamo i contatti?”
Mi è tornata in mente oggi, quella frase. Vuoi vedere che intendeva includere nei “contatti” anche gli auguri di Natale? Vuoi vedere che non si farà sentire nemmeno per quelli? Anche se, sinceramente, non so più cosa mi farebbe arrabbiare di più: riceverli, o non riceverli?
Odio quest’atmosfera natalizia, non la sopporto più.
Questa sera sono uscita con mia madre, abbiamo fatto un giro per i negozi alla ricerca di qualche regalo per amici e parenti. Qualcosa abbiamo concluso, fortunatamente. Però davanti a una vetrina ho visto due ragazzi. Camminavano abbracciati, sorridenti, chiacchierando. Si sono fermati per scambiarsi un bacio e hanno ripreso a camminare.
Se solo fossi anch’io in giro così con Luca a cercare i regali… Allora sì che l’atmosfera di questo periodo sarebbe davvero magica! Sono solo una stupida, lo so. Non ho ancora capito che certe magie non mi appartengono e non mi apparterranno mai? Che ogni volta che sarò sul punto di essere felice, arriverà qualcosa a spazzare via tutto? Quante volte mi è successo!
Ricordo una canzone che parlava proprio dell’essere innamorati a Natale. “Camminare con te nella neve dell’inverno, baciarsi sotto il vischio, la gente sorride ovunque andiamo…E’ la vigilia di Natale e possono notare che siamo innamorati. Tu rendi la stagione luminosa con le luci riflesse nei tuoi occhi. Tutti i miei sogni si stanno realizzando, stanotte. E’ la vigilia di Natale e posso vedere che siamo innamorati”
Che sciocchezze.
“Non ho bisogno di Babbo Natale per esprimere il mio desiderio di Natale, perché ho te tra le mie braccia: quale potrebbe essere un regalo migliore?”
Mi manchi da morire, Luca. Vorrei davvero averti tra le mie braccia. Ti ho mandato via e-mail alcune cose che ho scritto in questi mesi, dove dicevo chiaramente di amarti e di essere pronta a conoscere i tuoi bambini. Ma nemmeno quello ti ha smosso. Cosa ti è successo?
Possibile che davvero non mi chiamerai nemmeno per Natale? Dov’è la persona sempre così onesta e corretta che ho conosciuto e amato in questi mesi? Possibile che mi sia sbagliata così tanto? Possibile che tutti coloro che sanno di te o ti hanno conosciuto si siano sbagliati sul tuo conto, non abbiano mai notato nulla di strano? Perché adesso ti comporti così? Cosa ti ho fatto?
 
Questo pomeriggio, come ormai - stupidamente - faccio da settimane, ho dedicato una mezz’ora alla recita del discorso che ti farò quando di vedrò. E’ sciocco, lo so, ma mi dà sicurezza. Cerco di immaginare ogni tua possibile reazione, ogni tua possibile mossa, ogni tua possibile risposta.
Guarda come mi sono ridotta. A preparare discorsi quando per certe cose tutto nasce spontaneamente dal cuore!
Ma sei stato tu a costringermi a questo. Tu con le tue parole vuote degli ultimi tempi. Tu che hai fatto di tutto per evitare di far parlare i sentimenti.
E allora preparo tutto a tavolino. Nel mio discorso mescolerò risentimento, razionalità, amore, disperazione. Chissà mai che per una volta non riesca a mettere in crisi il grande avvocato.
 
 
 
 
 


giovedì 13 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/4





17 dicembre

 

Questa mattina ho fatto le prove davanti allo specchio. La gonna e il maglione mi stanno bene, gli stivali si adattano al resto dell’abbigliamento. Il trucco va bene, non troppo pesante.

Anche del mio trucco abbiamo parlato, quell’ultima volta. Lui mi aveva chiesto a sorpresa di restare a dormire da lui e avevamo dovuto arrangiarci a recuperare tutto quanto mi sarebbe potuto servire per la notte e il mattino successivo.

“Non ho con me neanche niente per truccarmi”, gli avevo detto scherzando. “Domani farò spaventare un po’ di gente!”

“Beh, ma tu non ti trucchi tanto, no?”, aveva ribattuto lui.

E pensare che quella sera aveva pensato addirittura a procurarmi dei dischetti di cotone per struccarmi! A tutto, aveva pensato. Il mattino dopo, per esempio, si era ricordato di darmi dei fogli per prendere gli appunti in università, e una brioche “per la merenda di metà mattina”. Come un bravo papà. Come può essere lo stesso uomo che, adesso, mi tratta a questo modo e non capisce il male che mi sta facendo?

Ho incartato i regali, separatamente. Domani scriverò anche il bigliettino di accompagnamento, ma ho già in mente la frase da scrivere. Sarà molto semplice, niente sdolcinature o altro. Non ho intenzione di rendermi ridicola.

Ho paura di incontrarlo. Ho paura di ritrovarmi davanti un uomo che non conosco. Non so che cosa aspettarmi, sono pronta a qualsiasi cosa. Non è una persona arrogante, non mi tratterà certo male. Ma dovrò assolutamente reggere il suo sguardo, qualsiasi cosa esprimerà. E se a sorpresa fosse lui, a non reggere il mio? Se all’improvviso scoprissi che tra noi due, quella forte e decisa sono io, e quello fragile e debole è lui, quando finora sembra sia stato il contrario? Di certo in questo ho sbagliato: in questi mesi mi sono lasciata prendere da mille paure e paranoie, lasciando emergere solo il mio lato più fragile. Ma in realtà sono più forte di quanto Luca possa immaginare. E glielo dimostrerò venerdì.

Forse quello che ha complicato le cose tra noi sono state proprio queste paure e paranoie, che credevo ci fossero solo da parte mia. Adesso credo che non sia così; anche Luca ha le sue. Paura di amare ancora, forse, anche se non lo ammetterebbe mai. Paura di impegnarsi, sapendo che non è solo lui a dover stare bene con me, ma anche i suoi bambini.

E poi le sue fissazioni… Il non vedermi se era stanco; la differenza d’età che all’inizio lo aveva preoccupato così tanto senza motivo e che poi per fortuna ero riuscita a fargli dimenticare; la convinzione di non darmi mai abbastanza… Tutte quelle stupide fissazioni lo portano a decidere per gli altri, perché lo convincono di sapere sempre di cosa gli altri hanno bisogno. Solo adesso me ne rendo conto. Anche con me ha fatto così, fin dall’inizio. E ora sono certa che mi stia proponendo di essere semplici amici “per il mio bene”.

“Non ci siamo più visti, in tutto questo tempo”, mi ha detto per telefono.

Quella sera tra noi è successo qualcosa di speciale, che ci ha uniti ancora di più. Poi non ci siamo visti per settimane, e questo deve averlo spinto a pensare che così non possiamo continuare, che non ha senso.

Ma è davvero questo, il motivo del suo comportamento, oppure mi sto solo illudendo che sia una persona che in realtà non è mai esistita?

Forse lo capirò solamente venerdì. O forse anche allora indosserà una maschera impenetrabile e per me non ci sarà più alcuna possibilità di sapere e capire.

 

 

 
17 dicembre

 

Qualsiasi cosa faccia, mi fa pensare a Luca, magari anche a stupidi episodi che lo riguardano.

Soprattutto non riesco a smettere di ricordare ogni dettaglio di quell’ultima volta. Non riesco a credere che un uomo che ha avuto sempre, nei miei confronti, tutte quelle piccole premure e attenzioni, non provi niente per me. Deve provare qualcosa. E deve essere qualcosa di speciale.

Quelle premure e attenzioni le ha avute anche quel mattino, dopo esserci alzati, dopo che aveva cambiato espressione. Lo ricordo bene. Finché siamo stati a letto tutto è andato bene. Poi, il tempo di restare separati qualche minuto, lui in cucina a preparare la colazione e io in bagno a vestirmi e lavarmi, e quando l’ho raggiunto in cucina ho notato la sua espressione diversa.

Era all’improvviso teso, più scuro in volto. Sapevo cosa lo preoccupava: la sera precedente, tra le prime cose che mi aveva detto c’era stato il fatto che il mattino dopo lo aspettava un colloquio all’asilo dei bambini. Era nervoso, mentre me ne parlava, e sapevo che temeva ci fossero problemi, magari dovuti alla separazione.

Poi quella tensione era scomparsa e avevamo passato delle belle ore insieme. Ma il mattino dopo, iniziando la giornata, Luca non aveva più potuto allontanare il pensiero di quello che lo aspettava di lì a poco. Avevo notato immediatamente il suo cambiamento. Basta sorrisi, basta scherzi e battute, scomparsa quell’energia che lo aveva caratterizzato fino a quel momento.

Eppure nemmeno in quei momenti mi aveva fatta sentire messa da parte o trascurata. Il suo atteggiamento nei miei confronti non era cambiato; le sue attenzioni erano rimaste.

Mi aveva preparato la colazione, mi aveva dato dei fogli per prendere appunti in università, aveva pensato a darmi una brioche per la merenda di metà mattina, era comparso in accappatoio dopo aver fatto la doccia solo per chiedermi se stessi bene.

“Stai bene?” Me lo chiedeva sempre, quando ero da lui. Me lo aveva chiesto anche quella sera, insonnolito, prima di addormentarsi definitivamente e tranquillamente, lui che di solito dorme sempre così poco e che invece il mattino dopo mi aveva detto: “Ho dormito un bel po’ di ore”.

Dov’è finito quell’uomo? Come può essere lo stesso che adesso non vuole più nemmeno rivedermi?

E’ troppo dura, per lui, guardarmi in faccia e dirmi “non provo niente per te”? E’ troppo dura perché forse è una bugia?

E’ così facile scappare. E’ così facile rifiutarsi di affrontare le cose che possono far stare male.

Ma non lo lascerò decidere per me anche questa volta. In un modo o nell’altro, dovrà vedermi e ascoltarmi. Dovrà rischiare di sentirsi dire in faccia “vado via”, e di vedermi uscire dalla sua vita.

 

Non chiamerà. Cerco di convincermene, ma non ce la faccio. Non posso credere che non si farà sentire nemmeno per Natale, nemmeno per farmi gli auguri. Certo i suoi auguri mi darebbero fastidio, ma almeno saprei che pensa a me.

Qualche mese fa pensavo che sarebbe stato un Natale triste, perché ovviamente lo avremmo festeggiato separati. Ma non avrei mai creduto che per Natale non solo saremmo stati separati fisicamente, ma anche in ogni altro senso.

Amo quell’uomo. Non è ancora finita. Aspetterò. E se non si farà vivo, farò io la mia mossa. Una mossa che di certo lui non si aspetta, perché di me sinora ha conosciuto solo una parte. Ho ancora una battaglia da combattere. Vale la pena lottare per l’uomo che ami.