domenica 16 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/6





19 dicembre

 

- Più che una decisione da comunicarti, ho da farti una controproposta.

Ho iniziato così, mentre aspettavamo che arrivassero i piatti che avevamo ordinato.

Luca era finalmente lì, davanti a me. L’arbitro aveva fischiato il fischio di inizio. O la Corte era entrata e si dava inizio al dibattimento, per usare un’altra metafora.

Mi sentivo sicura di me. Mi sentivo bella, e sapevo che per lui, così vestita e truccata, lo ero. Lui sembrava tranquillo come sempre, ma lo conosco abbastanza per sapere che non era così. Era teso e nervoso, forse soprattutto preoccupato per quello che avrei potuto dirgli e preparato a parare i colpi e a fronteggiare eventuali insulti.

- Una “controproposta”? - mi ha chiesto.

- Sì. Per telefono mi hai detto che la nostra era una situazione “ibrida”, giusto? Avevi ragione. Allora, sblocchiamola.

L’ho guardato dritto negli occhi. Stavo per lanciare la bomba, sapevo cosa mi avrebbe risposto, ma per nessun motivo al mondo dovevo abbassare lo sguardo. Non in quel momento.

- Proviamo a stare insieme - ho proposto, risoluta.

L’avvocato impassibile non è riuscito a nascondere del tutto la sua sorpresa, forse anche perché lo conosco bene e ho imparato a leggere le sue espressioni. Dopo un attimo di incertezza, ha sorriso scuotendo leggermente la testa.

- E’ così divertente? - ho ribattuto tranquilla.

- No, è solo che… Dai, Roberta, è assurdo.

- Ok, è assurdo. Perché?

- Ma perché sì… Hai visto com’è andata in questi mesi…

- A me sembra che in questi mesi non abbiamo provato a stare insieme. Abbiamo provato a vedere cosa poteva succedere, come potevamo stare l’uno con l’altra. E mi sembra che ci siamo accorti di stare bene insieme. Sbaglio?

- No, ma…

- Allora, appurato questo, appurato anche che ci sono stati degli errori che si possono correggere, prevalentemente da parte mia, proviamo a stare insieme. Perché, soprattutto dopo l’ultima volta che ci siamo visti, avevo finalmente capito che dovevo smetterla con tanti atteggiamenti stupidi e infantili, mutismi, o quant’altro, e che dovevo comportarmi “normalmente”. Ero finalmente pronta ad essere me stessa, perché finora tu hai conosciuto solo una parte di me. Mi stavo preparando per la volta successiva che ti avrei visto…ma non ne ho avuto il tempo. E comunque, appurato che stiamo bene insieme e che ci sono cose che si possono sistemare…proviamo a stare insieme.

Luca non era affatto convinto, ma la cosa non mi preoccupava né mi sorprendeva. Eravamo solo all’inizio.

- Roberta…non funzionerebbe. Non hai visto che non ci vedevamo mai?

- Vero. Perché non ci vedevamo mai? Perché non avevamo voglia di vederci, o per altri motivi?

- Perché non ci riuscivamo. Il mio lavoro, una cosa e l’altra…

- Appunto. Non ci vedevamo perché tu avevi il lavoro, gli impegni, i bambini… Giusto?

- Giusto. E’ colpa mia, lo so, non l’ho mai negato.

- Luca, io non sto cercando colpevoli, perché non ce ne sono. Io sto solo analizzando la situazione. Dunque, non ci vedevamo per questi motivi. E allora sai cosa credo, a questo punto? Che io e te siamo partiti con due piedi diversi. Non lo definirei proprio un “equivoco”: semplicemente siamo partiti in modo diverso. Io, cioè, sono partita consapevole che tutto sarebbe potuto finire in niente, ma comunque mantenendo anche aperta la porta alla possibilità che invece potesse diventare qualcosa di più importante. In generale, io sono partita lasciando aperta la porta a tutta una serie di possibilità diverse tra loro, proprio perché non sapevo a cosa andavo incontro ed ero pronta ad accettare qualunque cosa fosse successa.

Luca mi ha guardata annuendo, come per farmi capire che per lui era lo stesso, ma io ho continuato:

- Tu, invece, evidentemente sei partito già sapendo che sarebbe stata solo una cosa a metà, una cosa momentanea, escludendo fin dall’inizio qualsiasi altra possibilità. Probabilmente non volevi nemmeno che potesse nascere qualcos’altro, tra noi.

- Ma no, no, Roberta. Non è così. Non ho escluso niente fin dall’inizio, anch’io volevo solo vedere come potevano andare le cose, perché all’inizio non potevo certo prevedere nulla.

- E allora c’è qualcosa che non mi torna. Perché tu mi hai detto che non ci vedevamo per colpa del lavoro, ecc. Ma tutto questo lo sapevi fin dall’inizio, tanto è vero che una delle primissime cose che mi hai detto è stato proprio che non sapevi cosa potevi darmi in termini di tempo.

- Sì, ma…

- Luca, il lavoro c’è sempre stato e ci sarà sempre; gli impegni ci sono sempre stati e ci saranno sempre; i bambini da vedere o da tenere ci sono sempre stati e ci saranno sempre… E’ la tua vita, è fatta così. Ognuno ha la propria vita, con la propria situazione lavorativa e i propri impegni, ma non per questo rinuncia ad avere una vita privata, alle cose e alle persone a cui tiene.

Ho fatto una breve pausa e mi sono preparata per la parte più difficile in assoluto.

- Altrimenti, dammi l’unica risposta logica e valida e non ne parliamo più - ho detto poi.

- Cioè, quale?

- “Non stiamo insieme perché non mi interessi”.

Era qualcosa a cui ancora non riuscivo a credere, ma ora stava a Luca parlare.

- No, Roberta, tu mi piaci… - ha iniziato lui con tono vago, ma io ho tagliato corto.

- Te l’ho già chiesto una volta, per telefono, e sei riuscito a non rispondermi. Anche perché negli ultimi tempi non ho parlato con te, ma con un avvocato. Negli ultimi tempi, con me, hai usato la classica chiamiamola “retorica” da avvocato, girando intorno ai discorsi, evitando di darmi risposte o spiegazioni. E siccome con me non l’avevi mai fatto, è ovvio che non appena l’hai fatto me ne sono accorta e mi ha anche dato un po’ fastidio.

- Ma no, Roberta…

- Comunque, ripeto, te l’ho già chiesto una volta e non mi hai risposto, ma mettiamo pure che mi sia distratta io: cosa provi per me?

Potevo sentire distintamente il battere del mio cuore. Stavo sudando, e mantenere la calma era davvero dura. Mai nella mia vita mi ero sentita così; mai mi ero trovata in una situazione simile.

Luca non è riuscito a rispondermi guardandomi negli occhi per tutta la durata della risposta. Sembrava che ce la stessi facendo, che stessi davvero riuscendo nell’impresa di metterlo in imbarazzo. Dovevo continuare così, e avrei avuto la situazione in pugno.

- Per te provo…amicizia, affetto…un affetto particolare, ma…

- Luca, queste cose le posso provare anche per il mio migliore amico. Posso provarle anche per mio cugino, o anche per il mio cane. Ma non mi è mai passato per la testa di comportarmi nei loro confronti come ti sei comportato tu con me in questi mesi. E guarda che non sto parlando solo di “quel” punto di vista, ma di tante piccole cose, premure, attenzioni, che hai avuto nei miei confronti in questi mesi. Ho qui alcuni tuoi sms, se vuoi rileggerli. Ad un’amica, per quanto speciale sia, non scrivi certe cose. A un’amica non hai paura di dire che hai due figli, non hai paura di sapere come la prenderà. Ma sai qual è la cosa che mi lascia più perplessa? Che tutto questo sia successo dopo l’ultima volta che ci siamo visti. Perché proprio l’ultima volta ho avuto l’impressione che esattamente “amici” non fossimo, che qualcosa fosse cambiato, e non solo per quello che è successo sotto “quel certo punto di vista”, ma per tutto un insieme di cose di quei momenti. Io quella sera non mi sono sentita un’amica, e tu non mi hai cercata come un’amica. E invece è stato proprio dopo allora che è cambiato tutto.

Ho fatto un’altra pausa, senza che lui dicesse nulla, poi ho ripreso:

- Io ho bisogno di capire il tuo atteggiamento assurdo degli ultimi tempi. Sei scomparso dieci giorni; sei ricomparso con un sms dove, come se niente fosse, con un tono completamente diverso da quello dell’ultima volta che ti avevo sentito, mi dicevi genericamente di “aver cambiato stile di vita”; poi, sempre con degli sms, mi dici che ti proponi come semplice amico e che in fondo anche prima non siamo mai stati nient’altro. Ti chiedo di parlarmi e spiegarmi, non vuoi. Ti chiedo di vedermi, e non vuoi più nemmeno guardarmi in faccia. Ti rendi conto di come posso essermi sentita, dopo tutto questo tempo? Mi sono sentita completamente liquidata, come una cosa inanimata che doveva stare lì passiva a subire le tue decisioni. Mi sono sentita un giocattolo che non si vuole più… Non sono stupida. Quando è iniziato tutto, sapevo benissimo che poteva finire tutto in niente. Ma non così. Con un parlare, uno spiegare, un chiarire… Non con te che da un giorno all’altro cambi completamente atteggiamento e salti fuori a dirmi: “Ho deciso così, perché è giusto così, perché va bene così”. Non mi hai dato una vera spiegazione, una motivazione…

Altra pausa, altra ripresa:

- E quando uno resta senza una spiegazione, finisce col trovare quelle più assurde e probabilmente anche più sbagliate. Perché, esempio: visto che, come ho detto, tutto è successo dopo l’ultima volta che ci siamo visti, cosa devo pensare? Che è successo qualcosa in quell’occasione? Che ho fatto o detto qualcosa di sbagliato? Che è stato così terribile passare la notte con me? Che è stato solo un gioco, una specie di sfida personale, il cui ultimo traguardo era quello dell’ultima volta che ci siamo visti?

Luca ha iniziato a scuotere la testa, ma io stavo per sganciare un’altra bomba. Ho frugato nella borsa e ho estratto il foglio con il profilo che avevo trovato su Internet. Gliel’ho buttato sotto il naso e ho detto:

- Oppure, trovo questo e cosa devo pensare? Che sono stata una piacevole parentesi mentre tu continuavi a cercare qualcun’altra?

L’ho visto impallidire mentre spiegava il foglio. Secondo colpo messo a segno.

- Come l’hai trovato? - ha mormorato.

- Non stavo indagando su di te, se è questo che ti interessa. Hai presente quei pomeriggi che hai il morale sotto i tacchi, non hai voglia di fare niente, ti attacchi ad Internet e cominci a saltare da un link all’altro? Ecco.

Ha sospirato e ha detto:

- Roberta, questa è una cosa vecchia.

L’avevo capito già da sola, ma la soddisfazione ancora non gliela volevo dare.

- Vecchia? Lì c’è scritto che l’ultima volta che sei entrato in quel sito è stato il 18 ottobre, il giorno dopo che mi avevi detto che “ti mancavo”, e non certo come semplice amica!

- Ci sono entrato solo per cancellare eventuali messaggi che mi avevano mandato. E’ capitato che qualcuna mi abbia scritto, mentre frequentavo te, ma non ho mai risposto.

Sembrava davvero disperato all’idea che io potessi giudicarlo male, e così ho deciso di lasciar cadere la recita.

- Lo so che è una cosa vecchia - ho ammesso. - Non sono stupida, leggendolo l’ho capito. Però questo era per farti capire che, quando uno resta senza una spiegazione, finisce col trovare quelle più sbagliate.

- Io ti ho dato una spiegazione…

- No, tu mi hai solo detto: ho deciso così perché era una situazione ibrida, perché non ci vedevamo, perché è giusto così. Ti sembrano motivazioni, queste? E soprattutto, ti sembrano motivazioni valide? Non faresti allora prima ad evitare scuse e a dirmi: ho deciso così perché non me ne frega niente di te, o perché non ti ritengo all’altezza di qualche situazione, o perché mi sono stufato di averti tra i piedi…?

Luca ha borbottato ancora qualcosa, ma ormai avevo capito che era in difficoltà.

- Non c’è niente da fare, - ho proseguito. - la questione è sempre la stessa. Te l’ho già detto una volta: non puoi continuare  a mettere sui piatti della bilancia quello che dai e quello che ricevi, e accertarti sempre che siano dello stesso identico peso. E ancora, non puoi essere sempre convinto di sapere cos’è giusto o meglio per gli altri e di conseguenza decidere per loro. Perché, prima di tutto, questa è mancanza di rispetto nei confronti degli altri, perché sembra che li giudichi talmente cretini da non essere in grado di decidere con la loro testa, per se stessi. Posso capire che tu mi veda giovane e tutto quello che vuoi, ma non ho lo stesso quindici anni. Ti assicuro che ho la capacità e la maturità necessarie per decidere per me stessa nel modo migliore, dopo aver analizzato le situazioni, nel bene e nel male. Ho già un padre, non ne sto cercando un altro. E, seconda cosa, non puoi sempre avere la certezza matematica di sapere cos’è meglio per gli altri. Con me l’hai fatto tante volte e tante volte hai indovinato, lo ammetto, ma altre hai sbagliato completamente. Soprattutto hai sbagliato adesso: per te la cosa migliore, per me, era aspettare a vederti, a parlarti, ad avere un chiarimento… Beh, io ho passato delle settimane d’inferno, per questo. Quindi vedi, non puoi sempre sapere cos’è meglio per gli altri o di cosa gli altri hanno bisogno.

Stavo per sganciare la terza bomba, la più cattiva. Mi faceva male farlo, ma dovevo cercare di sbloccare quell’uomo in qualche modo.

- Cos’è, è stato così anche con tua moglie? - ho sbottato, con le lacrime che mi salivano agli occhi per la cattiveria di quella frase. - Eri così convinto di sapere di cos’aveva bisogno, che è finita a quel modo?

Terza bomba andata a segno. Questa davvero Luca non se l’aspettava, è stata una vera e propria pugnalata. Eppure non ha avuto reazioni. Non ha alzato la voce, non mi ha insultata, non ha avuto scatti d’ira. Niente. Ha ingoiato l’amaro boccone e ha guardato altrove.

- Non reagisci neanche a questo? -  ho mormorato, desolata. - Io le sto provando tutte… Potrei stare qui fino a domani a inventarmi le peggiori cattiverie, e niente… Come sbattere contro un muro di ghiaccio. Cosa ti è successo, Luca? Oh sì, tu sei sempre la persona calma e posata…il professionista freddo e razionale che ha sempre tutto sotto controllo…e quando qualcosa comincia a sfuggire dal suo controllo lo si allontana, giusto? Perché allora diventa un problema… Come lo sono diventata io.

Siamo rimasti per un po’ in silenzio. L’avvocato era rimasto senza argomenti per controbattere.

- Luca, - ho ripreso dopo un po’. - ci stiamo finalmente parlando, come non abbiamo mai fatto. Te lo ripeto: abbiamo appurato che stiamo bene insieme, che ci capiamo, che ci sono stati errori che possiamo correggere… Proviamo a stare insieme. Non ci vediamo? Ci sentiamo. Anche solo per darci il buongiorno, o per sapere com’è andata la giornata. Stare con una persona non vuol dire solo vederla sempre, ma questo non devo certo venirtelo a dire io.

- Roberta, non è solo questo. La mia testa è sempre ai bambini, alla separazione… Non avrei le attenzioni necessarie per te, non mi ricorderei cose che ti riguardano…

- E’ una stupidata. Sono le stesse cose che mi avevi detto all’inizio di tutto, e io le avevo prese alla lettera. E poi, invece, sai quante volte mi hai sorpresa ricordandoti cose che quasi non ricordavo neppure io?

Luca sembrava riflettere sulla possibilità di stare insieme, pur optando per il no. Era meglio di quanto avessi sperato.

- Non lo so, io…forse adesso dovrei cercare di concentrarmi solo sui bambini, di pensare soltanto a loro.

- Quindi è questa l’idea di “vita regolata” di cui mi hai parlato? Lavoro, bambini e impegni, e,  quando riesci, gli amici? E quanto conti di andare avanti così? Fino a quando andrai in pensione o fino a quando i bambini saranno maggiorenni e più indipendenti, e tu sarai quindi più libero? E’ questo che vuoi fare? Chiuderti in clausura fino ad allora?

- Ma no…

- Io ti sto chiedendo di provare a stare insieme. Certo, nessuno può dirti come andrà, ma se due persone si piacciono, cosa devono fare? Queste non sono parole mie, Luca, sono tue. Te la ricordi, quella sera del mio mutismo sotto casa? Eri così sicuro, così deciso, allora! E tra noi non c’era ancora stato niente, ancora non sapevamo se ci saremmo trovati bene, insieme, o cosa. Quella sicurezza a maggior ragione dovresti averla adesso. E invece? Allora cosa devo pensare? Che erano cose in cui non credevi? Che erano solo belle parole che mi dicevi solo per convincermi a fare qualcosa che in quel momento tu volevi?

- Era una situazione diversa…

- No, era una situazione identica a questa. Solo a ruoli invertiti.

Luca non ha detto nulla, e allora sono passata alla fase della persuasione e della dolcezza.

- E per quanto riguarda quello che mi hai detto più volte, riguardo al fatto che non credi di poter provare un coinvolgimento particolare per qualcuno… Quella sera, ad un certo punto, tu mi hai detto che potevo superare le mie paure, perché ero pronta per farlo. E io allora mi sono chiesta: cosa ne sa lui? Cosa ne sa di me, delle mie paure? Come fa ad essere così convinto che sono pronta per superarle? Sai una cosa? Avevi ragione. Quelle paure le ho analizzate qualche giorno fa, una ad una, e ho scoperto che non ci sono più. Avevi ragione, ero pronta per superarle, anche se in quel momento ero convinta del contrario. Adesso sono io a dirti che puoi provare un coinvolgimento particolare per qualcuno, perché sei pronto per farlo. Qualche mese fa no, non te lo avrei detto, perché non sarebbe stato vero. Ma adesso sì, anche se tu mi dirai che non è vero. Io, quella sera, mi sono fidata di te, e ho fatto bene. Adesso prova tu, per una volta, a fidarti di me.

Luca teneva la testa china ed evitava di guardarmi. Mi sembrava addirittura quasi commosso.

- Non lo so, Roberta… - ha detto alla fine. - Io non so…no, mi spiace, non posso. Non me la sento.

Era categorico, deciso. Il mondo mi è crollato addosso in quel momento.

- Non vuoi neanche pensarci un po’? - gli ho chiesto.

- Posso pensarci, se vuoi, ma non credo che cambierò idea.

- Beh, tu pensaci e poi mi fai sapere. E allora ti dirò anche se resterò come semplice amica o meno.

- Non puoi dirmelo adesso?

- No.

Avevamo mangiato molto poco tutti e due. Il che dimostrava la tensione di Luca, visto che solitamente mangia parecchio e di gusto. Avrei voluto pagare io il conto, ma per l’ennesima volta lui me l’ha proibito. Per l’ennesima volta mi ha aiutata ad indossare il cappotto. Per l’ennesima volta mi ha aperto la porta e mi ha fatta passare per prima.

Mi ha accompagnata alla fermata della metropolitana più vicina e lì ci siamo salutati. Negli occhi aveva lo sguardo della prima volta, quando mi aveva chiesto: “E adesso cosa ne sarà di noi?”

Gli ho allungato il sacchetto con i regali.

- Questo è per te. Buon Natale.

- Roberta… Grazie, non me l’aspettavo… Io non ho niente per ricambiare…

- Non preoccuparti, non mi aspettavo niente. C’è ancora una cosa che devi imparare. Che a volte si può anche ricevere senza dover dare niente in cambio.

Ha chinato la testa, colpito e affondato per l’ennesima volta.

- Tra qualche giorno ti faccio sapere - ha detto, imbarazzato.

- Va bene.

L’ho baciato “amichevolmente” su una guancia, provando un desiderio irrefrenabile di essere baciata in ben altro modo, come tante volte lui aveva fatto, e gli ho sussurrato, con uno sforzo immenso:

- Ti amo, Luca. E sai che certe cose non le dico tanto per dirle.

Soprattutto perché era la prima volta che lo dicevo a qualcuno, ma questo lui non poteva saperlo.

Non mi ha risposto; gli ho rivolto un sorriso triste e sono scesa in metropolitana.

 

 

 

 
19 dicembre

 

Un’altra settimana è passata. La prossima sarà decisamente importante, perché sarà la settimana di Natale, e allora vedremo se Luca si farà vivo almeno per fare gli auguri o meno. Non posso fare altro che aspettare e vedere cosa succede. Non sono mai stata brava ad aspettare, ma in fondo, in questi mesi, non ho fatto altro, e anche per questo devo ringraziare Luca: mi ha insegnato la pazienza, la perseveranza.

Adesso forse è in montagna con i bambini, come in tutti i fine settimana. Lui adora sciare e anche loro si divertono sulla neve. Me ne aveva parlato la sera che mi aveva rivelato la loro esistenza. Quanta fatica aveva fatto prima di riuscire a dirmelo… La tensione era palpabile; i suoi silenzi, così insoliti per lui, erano eloquenti, preannuncio di un discorso davvero serio. Poi aveva pronunciato poche frasi, le essenziali.

“Prima non vivevo da solo… E’ da ottobre… E ci sono anche due bimbi”.

Ricordo il suo sollievo subito dopo, come se si fosse liberato di un peso enorme. Aveva cominciato a raccontarmi di loro, e da quel momento non aveva più smesso. La volta successiva che ci eravamo visti, mi aveva chiesto se volevo vedere le loro foto.

“Sei sicura?”, mi aveva domandato quando gli avevo risposto di sì.

E dopo che le avevo viste, mi aveva chiesto con apprensione come avessi preso la notizia della loro esistenza. L’avevo presa bene. Luca aveva trentotto anni, potevo immaginare che nel suo passato ci fosse qualcosa, e l’avevo accettato sin dall’inizio.

- A un’ “amica”, per quanto “particolare” possa essere, si ha così paura di dire di avere due figli? Si ha così paura della sua reazione? - mi sono chiesta per l’ennesima volta questo pomeriggio.

Luca mi aveva mostrato tante altre loro foto, e anche il suo appartamento ne era tappezzato. Sempre di più, negli ultimi tempi. Posso capirlo, ma la cosa aveva cominciato a preoccuparmi anche un po’. Il numero delle cornici sparse per casa cominciava a sembrarmi quasi esagerato.

Mi aveva mostrato anche dei loro disegni, mi aveva raccontato dei loro progressi, come quando per esempio mi aveva detto che Mattia aveva imparato a nuotare senza braccioli, o ad andare in bicicletta senza rotelle. Allora perché in altri momenti si era comportato in modo così strano? Per esempio, il giorno stesso in cui mi ero svegliata da lui, in serata gli avevo chiesto come fosse andata all’asilo. E lui mi aveva ringraziato per essermene ricordata! Come poteva pensare che me ne dimenticassi, soprattutto dato che era stata una delle prime cose che mi aveva detto quella sera, con tono decisamente teso? E poi, anche se fossi stata una semplice amica…un’amica non si sarebbe ricordata una cosa del genere?

A volte Luca si comportava in modo contraddittorio. Si vedeva che era confuso, che in certi momenti non sapeva quale fosse la scelta migliore o la cosa migliore da fare. Ma quando avevo provato a dirgli che mi sembrava confuso e che era anche normale che lo fosse, lui mi aveva risposto deciso che no, aveva le idee chiarissime. Se ne era davvero convinto, come potevo fargli capire che non era così?

Accidenti a lui, è più testardo di me. E’ per questo che ho paura di non riuscire a farlo ragionare, quando lo vedrò - in qualsiasi momento accadrà. Conosco la mia testardaggine personale e so quanto sia difficile - per non dire impossibile - farmi cambiare idea o convincermi del contrario di qualcosa in cui credo. Se anche Luca è così, non so quanto riuscirò ad ottenere. Anche se, a ben vedere, questo potrebbe trasformarsi in una carta a mio favore: proprio perché conosco bene la testardaggine, forse potrei riuscire a trovare il modo migliore per sconfiggerla…

 



1 commento:

  1. Bene... La prima storia mi ha portato alla mente alcuni momenti miei. Mi è capitata una scena simile, non proprio uguale, ma simile, e uno scambio di battute più o meno identiche...
    La TE di questa storia ha avuto un polso più deciso del mio, io mi son lasciata dominare dalla paura di perdere, dall'insicurezza e dalla confusione che erano dentro di me. Il discorso l'ho portato avanti comunque, ma meno deciso, meno sicuro del tuo.

    Riguardo alla seconda: cavolo che pazienza e che coraggio ad accettare tutto!

    Qui, evito di scegliere... e anche se sto facendo a zig zag mmh... vorrei tantissimo fosse successa la prima :) anche se forse continuo a pensare che la seconda è la storia vera.

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