16 dicembre
Ha chiamato.
Luca ha telefonato dopo le sette, probabilmente prima di
uscire dall’ufficio per andare alla solita cena del martedì con il suo capo e
gli altri avvocati dello studio. Una telefonata breve, quasi formale. Come se
tutti questi mesi tra noi non ci siano mai stati. Nonostante questo, però, non
è stato il totale sconosciuto con cui ho parlato negli ultimi tempi; anche se
in minima parte, somigliava un po’ di più alla persona di cui mi sono
innamorata. Era allegro, di quell’allegria che usa quando è nervoso per
mascherare la tensione.
Mi ha proposto di incontrarci a pranzo venerdì, e ovviamente
ho accettato. Non amo molto l’idea del pranzo; avrei voluto parlargli senza
nessun tipo di distrazione, neppure quella che può derivare dal cibo; e poi non
sono sicura di riuscire ad ingoiare qualcosa. Ma lui mi ha fatto questa
proposta, ed io sono ormai arrivata al punto di accettare qualsiasi occasione
pur di vederlo e poterlo finalmente guardare negli occhi.
Finalmente è stata fissata una data, un’ora. Già da
settimane, ormai, sto preparando questo momento. Dovrò essere perfetta. Non
voglio certo tentarlo con le armi della seduzione, ma se vuole perdermi, sono
intenzionata a mettermi in mostra e a fargli capire quanto sta perdendo. Una
gonna e un maglioncino saranno perfetti ed esalteranno quel “bellissimo corpo”
per cui lui una sera si è complimentato con me, abbracciandomi e
sussurrandomelo piano all’orecchio prima di salutarmi.
Con il trucco giusto farò in modo di sottolineare il mio
sguardo; anche di quello, una volta, lui ha parlato con belle parole. Quegli
occhi glieli dovrò puntare dritti in faccia, venerdì, senza imbarazzo, senza
soggezione, o lui capirà di avere in mano la situazione. Mai mostrarsi fragili,
mai distrarsi neppure per un attimo, davanti ad un avvocato. Mai lasciarsi
sfuggire il controllo della situazione e lasciare che lui colga la palla al
balzo e prenda le redini del gioco.
Devo incartare il regalo. Anzi, i regali. Perché
questa mattina ho duplicato un cd che in questi giorni sto ascoltando
incessantemente, con canzoni che sembrano parlare della nostra storia; e voglio
che Luca le senta.
E poi devo stampare quel profilo che ho trovato casualmente
in Internet. Quel profilo che Luca ha pubblicato su un sito di incontri,
parlando di sé, dicendo che cercava una donna per una relazione o una storia
romantica. Ho l’impressione che quel profilo risalga a prima del nostro
incontro…ma la data dell’ultima volta che l’ha visitato è solo di un paio di mesi
fa, dopo la notte che abbiamo passato insieme. Porterò con me anche quel pezzo
di carta.
Sembra sciocco, ma Luca ha reso questa faccenda una sorta di
dibattimento in aula. Perlomeno, è a questo che mi sono preparata. Ho preparato
la mia “strategia legale”, sono pronta a controbattere ogni mossa di Luca.
Voglio capire gli atteggiamenti di quell’uomo, e voglio
riprendermelo. In tribunale il modo migliore per spiazzare la controparte è
sorprenderla. E io ho elaborato il modo per sorprendere Luca. Se si aspetta un
semplice discorso da parte mia e la comunicazione ufficiale della mia decisione
circa il rimanere amici, si sbaglia. Non sa ancora cosa lo aspetta al varco.
16 dicembre
Un’altra giornata di sole, ma fortunatamente con il vento
meno forte.
E’ stata la classica giornata in cui sono passata più volte
da uno stato d’animo all’altro. Mi sono svegliata quasi di buonumore, decisa a
reagire e a non farmi travolgere dalla tristezza di questi giorni.
In mattinata ho ascoltato e riascoltato, come faccio ormai
da giorni, quel cd con quelle canzoni che sembrano parlare di me e Luca. E
all’improvviso mi sono tornate in mente le mie parole di qualche mese fa,
mentre ero seduta sul divano di Luca, con in mano il regalo che mi aveva fatto
per il mio compleanno.
“Io per il tuo non ti ho regalato niente”, avevo detto,
anche se all’epoca del suo compleanno non eravamo stati ancora così coinvolti.
“Vorrà dire che per Natale ti farò due regali”.
Perché, mi sono chiesta in questa mattina di dicembre, non
mantenere quella parola? Un regalo, il libro su Gaudì, ce l’ho. E adesso,
perché magari non duplicare quel cd? Luca ama la musica, ha la diffusione in
tutte le stanze, nel suo appartamento, e so che la musica gli fa spesso
compagnia. Abbiamo anche gusti in comune.
In mezz’ora la copia del cd è stata realizzata. Ho creato
anche la copertina con i titoli dei brani e sul retro, a mano, ho scritto una
breve e semplicissima dedica, dicendo che ovviamente ogni canzone per me ha un
significato ben preciso. E so che lui lo coglierà, perché, anche se negli
ultimi tempi è diventato uno sconosciuto, voglio credere che in fondo in fondo
sia sempre la persona sensibile e profonda che amo e che mi ha sempre capita al
volo.
Speravo che mi chiamasse questa sera, magari prima di uscire
dall’ufficio. Sono due settimane esatte che non ci sentiamo.
So che al martedì ha la consueta cena con il suo capo e i
colleghi. Quante volte, tra una portata e l’altra, mi ha mandato dei messaggi
da là! Chissà se anche questa sera ha pensato a me, in qualsiasi modo. Chissà
se conta di vedermi prima di Natale o se non gliene importa nulla. Due
settimane fa sembrava davvero convinto di volermi concedere un incontro; mi ha
persino chiesto quali “impegni settimanali” avessi. E poi invece non si è più fatto
sentire. So che verso la fine dell’anno il lavoro per lui si fa febbrile,
perciò non mi rimane che aspettare, come mi sono ripromessa di fare.
Però per tutta la sera non sono riuscita ad evitare di
pensare a cosa stesse facendo.
Adesso staranno iniziando a mangiare. Ridono, scherzano, ma
soprattutto parlano di lavoro. Che noia, starà pensando lui. Che barba questa
continua formalità, che voglia di andarmene a casa, dopo una giornata
stressante come questa… E questa solita cena che non mi permette nemmeno di
fare una scappata a trovare i bimbi…
L’ho immaginato mentre tornava finalmente a casa, tardi.
L’ho immaginato stanco, come a volte l’ho visto, anche se poi, in mia
compagnia, quella stanchezza scivolava via. E quante volte, per stanchezza, ha
deciso di non vedermi, nonostante ne avesse voglia!
“Non sarei una grande compagnia, stasera”, mi aveva detto
una volta.
Non ha mai capito che non chiedevo di essere allegramente
intrattenuta, che volevo solo stare con lui, di qualsiasi umore fosse. Non ha
mai capito che sarei stata felice anche solo di restare a sonnecchiare sul
divano accanto a lui. Certo anch’io ho le mie colpe: non gliel’ho mai fatto
capire, né tanto meno gliel’ho mai detto. E non è l’unico errore che ho
commesso.
Abbiamo sbagliato tanto, tutti e due. C’è ancora la
possibilità di correggersi e guardare avanti insieme?
L’ho immaginato a casa, a letto. Sente la mancanza di
qualcuno, accanto, almeno in quei momenti? Sente il vuoto del suo appartamento,
in quelle serate che non ha da lui i bambini e nemmeno le loro voci riempiono
il silenzio? Soprattutto, pensa mai a me, in quei momenti?
Un tempo avrei giurato di sì. Ora non ne sono più sicura.

Il diverso carattere con cui scrivi le storie fa pensare che siano una il seguito dell'altra. Così questa volta mi butto. Forse è la seconda quella vera...
RispondiEliminaMah.... vedremo ;-P
RispondiElimina