giovedì 13 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/4





17 dicembre

 

Questa mattina ho fatto le prove davanti allo specchio. La gonna e il maglione mi stanno bene, gli stivali si adattano al resto dell’abbigliamento. Il trucco va bene, non troppo pesante.

Anche del mio trucco abbiamo parlato, quell’ultima volta. Lui mi aveva chiesto a sorpresa di restare a dormire da lui e avevamo dovuto arrangiarci a recuperare tutto quanto mi sarebbe potuto servire per la notte e il mattino successivo.

“Non ho con me neanche niente per truccarmi”, gli avevo detto scherzando. “Domani farò spaventare un po’ di gente!”

“Beh, ma tu non ti trucchi tanto, no?”, aveva ribattuto lui.

E pensare che quella sera aveva pensato addirittura a procurarmi dei dischetti di cotone per struccarmi! A tutto, aveva pensato. Il mattino dopo, per esempio, si era ricordato di darmi dei fogli per prendere gli appunti in università, e una brioche “per la merenda di metà mattina”. Come un bravo papà. Come può essere lo stesso uomo che, adesso, mi tratta a questo modo e non capisce il male che mi sta facendo?

Ho incartato i regali, separatamente. Domani scriverò anche il bigliettino di accompagnamento, ma ho già in mente la frase da scrivere. Sarà molto semplice, niente sdolcinature o altro. Non ho intenzione di rendermi ridicola.

Ho paura di incontrarlo. Ho paura di ritrovarmi davanti un uomo che non conosco. Non so che cosa aspettarmi, sono pronta a qualsiasi cosa. Non è una persona arrogante, non mi tratterà certo male. Ma dovrò assolutamente reggere il suo sguardo, qualsiasi cosa esprimerà. E se a sorpresa fosse lui, a non reggere il mio? Se all’improvviso scoprissi che tra noi due, quella forte e decisa sono io, e quello fragile e debole è lui, quando finora sembra sia stato il contrario? Di certo in questo ho sbagliato: in questi mesi mi sono lasciata prendere da mille paure e paranoie, lasciando emergere solo il mio lato più fragile. Ma in realtà sono più forte di quanto Luca possa immaginare. E glielo dimostrerò venerdì.

Forse quello che ha complicato le cose tra noi sono state proprio queste paure e paranoie, che credevo ci fossero solo da parte mia. Adesso credo che non sia così; anche Luca ha le sue. Paura di amare ancora, forse, anche se non lo ammetterebbe mai. Paura di impegnarsi, sapendo che non è solo lui a dover stare bene con me, ma anche i suoi bambini.

E poi le sue fissazioni… Il non vedermi se era stanco; la differenza d’età che all’inizio lo aveva preoccupato così tanto senza motivo e che poi per fortuna ero riuscita a fargli dimenticare; la convinzione di non darmi mai abbastanza… Tutte quelle stupide fissazioni lo portano a decidere per gli altri, perché lo convincono di sapere sempre di cosa gli altri hanno bisogno. Solo adesso me ne rendo conto. Anche con me ha fatto così, fin dall’inizio. E ora sono certa che mi stia proponendo di essere semplici amici “per il mio bene”.

“Non ci siamo più visti, in tutto questo tempo”, mi ha detto per telefono.

Quella sera tra noi è successo qualcosa di speciale, che ci ha uniti ancora di più. Poi non ci siamo visti per settimane, e questo deve averlo spinto a pensare che così non possiamo continuare, che non ha senso.

Ma è davvero questo, il motivo del suo comportamento, oppure mi sto solo illudendo che sia una persona che in realtà non è mai esistita?

Forse lo capirò solamente venerdì. O forse anche allora indosserà una maschera impenetrabile e per me non ci sarà più alcuna possibilità di sapere e capire.

 

 

 
17 dicembre

 

Qualsiasi cosa faccia, mi fa pensare a Luca, magari anche a stupidi episodi che lo riguardano.

Soprattutto non riesco a smettere di ricordare ogni dettaglio di quell’ultima volta. Non riesco a credere che un uomo che ha avuto sempre, nei miei confronti, tutte quelle piccole premure e attenzioni, non provi niente per me. Deve provare qualcosa. E deve essere qualcosa di speciale.

Quelle premure e attenzioni le ha avute anche quel mattino, dopo esserci alzati, dopo che aveva cambiato espressione. Lo ricordo bene. Finché siamo stati a letto tutto è andato bene. Poi, il tempo di restare separati qualche minuto, lui in cucina a preparare la colazione e io in bagno a vestirmi e lavarmi, e quando l’ho raggiunto in cucina ho notato la sua espressione diversa.

Era all’improvviso teso, più scuro in volto. Sapevo cosa lo preoccupava: la sera precedente, tra le prime cose che mi aveva detto c’era stato il fatto che il mattino dopo lo aspettava un colloquio all’asilo dei bambini. Era nervoso, mentre me ne parlava, e sapevo che temeva ci fossero problemi, magari dovuti alla separazione.

Poi quella tensione era scomparsa e avevamo passato delle belle ore insieme. Ma il mattino dopo, iniziando la giornata, Luca non aveva più potuto allontanare il pensiero di quello che lo aspettava di lì a poco. Avevo notato immediatamente il suo cambiamento. Basta sorrisi, basta scherzi e battute, scomparsa quell’energia che lo aveva caratterizzato fino a quel momento.

Eppure nemmeno in quei momenti mi aveva fatta sentire messa da parte o trascurata. Il suo atteggiamento nei miei confronti non era cambiato; le sue attenzioni erano rimaste.

Mi aveva preparato la colazione, mi aveva dato dei fogli per prendere appunti in università, aveva pensato a darmi una brioche per la merenda di metà mattina, era comparso in accappatoio dopo aver fatto la doccia solo per chiedermi se stessi bene.

“Stai bene?” Me lo chiedeva sempre, quando ero da lui. Me lo aveva chiesto anche quella sera, insonnolito, prima di addormentarsi definitivamente e tranquillamente, lui che di solito dorme sempre così poco e che invece il mattino dopo mi aveva detto: “Ho dormito un bel po’ di ore”.

Dov’è finito quell’uomo? Come può essere lo stesso che adesso non vuole più nemmeno rivedermi?

E’ troppo dura, per lui, guardarmi in faccia e dirmi “non provo niente per te”? E’ troppo dura perché forse è una bugia?

E’ così facile scappare. E’ così facile rifiutarsi di affrontare le cose che possono far stare male.

Ma non lo lascerò decidere per me anche questa volta. In un modo o nell’altro, dovrà vedermi e ascoltarmi. Dovrà rischiare di sentirsi dire in faccia “vado via”, e di vedermi uscire dalla sua vita.

 

Non chiamerà. Cerco di convincermene, ma non ce la faccio. Non posso credere che non si farà sentire nemmeno per Natale, nemmeno per farmi gli auguri. Certo i suoi auguri mi darebbero fastidio, ma almeno saprei che pensa a me.

Qualche mese fa pensavo che sarebbe stato un Natale triste, perché ovviamente lo avremmo festeggiato separati. Ma non avrei mai creduto che per Natale non solo saremmo stati separati fisicamente, ma anche in ogni altro senso.

Amo quell’uomo. Non è ancora finita. Aspetterò. E se non si farà vivo, farò io la mia mossa. Una mossa che di certo lui non si aspetta, perché di me sinora ha conosciuto solo una parte. Ho ancora una battaglia da combattere. Vale la pena lottare per l’uomo che ami.

 



1 commento:

  1. ... mi confondi!
    Non riesco a capire... Penso comunque ancora la seconda ^_^

    RispondiElimina