mercoledì 12 dicembre 2012

Dieci giorni a Natale/3





16 dicembre
 
Ha chiamato.
Luca ha telefonato dopo le sette, probabilmente prima di uscire dall’ufficio per andare alla solita cena del martedì con il suo capo e gli altri avvocati dello studio. Una telefonata breve, quasi formale. Come se tutti questi mesi tra noi non ci siano mai stati. Nonostante questo, però, non è stato il totale sconosciuto con cui ho parlato negli ultimi tempi; anche se in minima parte, somigliava un po’ di più alla persona di cui mi sono innamorata. Era allegro, di quell’allegria che usa quando è nervoso per mascherare la tensione.
Mi ha proposto di incontrarci a pranzo venerdì, e ovviamente ho accettato. Non amo molto l’idea del pranzo; avrei voluto parlargli senza nessun tipo di distrazione, neppure quella che può derivare dal cibo; e poi non sono sicura di riuscire ad ingoiare qualcosa. Ma lui mi ha fatto questa proposta, ed io sono ormai arrivata al punto di accettare qualsiasi occasione pur di vederlo e poterlo finalmente guardare negli occhi.
Finalmente è stata fissata una data, un’ora. Già da settimane, ormai, sto preparando questo momento. Dovrò essere perfetta. Non voglio certo tentarlo con le armi della seduzione, ma se vuole perdermi, sono intenzionata a mettermi in mostra e a fargli capire quanto sta perdendo. Una gonna e un maglioncino saranno perfetti ed esalteranno quel “bellissimo corpo” per cui lui una sera si è complimentato con me, abbracciandomi e sussurrandomelo piano all’orecchio prima di salutarmi.
Con il trucco giusto farò in modo di sottolineare il mio sguardo; anche di quello, una volta, lui ha parlato con belle parole. Quegli occhi glieli dovrò puntare dritti in faccia, venerdì, senza imbarazzo, senza soggezione, o lui capirà di avere in mano la situazione. Mai mostrarsi fragili, mai distrarsi neppure per un attimo, davanti ad un avvocato. Mai lasciarsi sfuggire il controllo della situazione e lasciare che lui colga la palla al balzo e prenda le redini del gioco.
Devo incartare il regalo. Anzi, i regali. Perché questa mattina ho duplicato un cd che in questi giorni sto ascoltando incessantemente, con canzoni che sembrano parlare della nostra storia; e voglio che Luca le senta.
E poi devo stampare quel profilo che ho trovato casualmente in Internet. Quel profilo che Luca ha pubblicato su un sito di incontri, parlando di sé, dicendo che cercava una donna per una relazione o una storia romantica. Ho l’impressione che quel profilo risalga a prima del nostro incontro…ma la data dell’ultima volta che l’ha visitato è solo di un paio di mesi fa, dopo la notte che abbiamo passato insieme. Porterò con me anche quel pezzo di carta.
Sembra sciocco, ma Luca ha reso questa faccenda una sorta di dibattimento in aula. Perlomeno, è a questo che mi sono preparata. Ho preparato la mia “strategia legale”, sono pronta a controbattere ogni mossa di Luca.
Voglio capire gli atteggiamenti di quell’uomo, e voglio riprendermelo. In tribunale il modo migliore per spiazzare la controparte è sorprenderla. E io ho elaborato il modo per sorprendere Luca. Se si aspetta un semplice discorso da parte mia e la comunicazione ufficiale della mia decisione circa il rimanere amici, si sbaglia. Non sa ancora cosa lo aspetta al varco.
 
 
 
16 dicembre
 
Un’altra giornata di sole, ma fortunatamente con il vento meno forte.
E’ stata la classica giornata in cui sono passata più volte da uno stato d’animo all’altro. Mi sono svegliata quasi di buonumore, decisa a reagire e a non farmi travolgere dalla tristezza di questi giorni.
In mattinata ho ascoltato e riascoltato, come faccio ormai da giorni, quel cd con quelle canzoni che sembrano parlare di me e Luca. E all’improvviso mi sono tornate in mente le mie parole di qualche mese fa, mentre ero seduta sul divano di Luca, con in mano il regalo che mi aveva fatto per il mio compleanno.
“Io per il tuo non ti ho regalato niente”, avevo detto, anche se all’epoca del suo compleanno non eravamo stati ancora così coinvolti. “Vorrà dire che per Natale ti farò due regali”.
Perché, mi sono chiesta in questa mattina di dicembre, non mantenere quella parola? Un regalo, il libro su Gaudì, ce l’ho. E adesso, perché magari non duplicare quel cd? Luca ama la musica, ha la diffusione in tutte le stanze, nel suo appartamento, e so che la musica gli fa spesso compagnia. Abbiamo anche gusti in comune.
In mezz’ora la copia del cd è stata realizzata. Ho creato anche la copertina con i titoli dei brani e sul retro, a mano, ho scritto una breve e semplicissima dedica, dicendo che ovviamente ogni canzone per me ha un significato ben preciso. E so che lui lo coglierà, perché, anche se negli ultimi tempi è diventato uno sconosciuto, voglio credere che in fondo in fondo sia sempre la persona sensibile e profonda che amo e che mi ha sempre capita al volo.
 
Speravo che mi chiamasse questa sera, magari prima di uscire dall’ufficio. Sono due settimane esatte che non ci sentiamo.
So che al martedì ha la consueta cena con il suo capo e i colleghi. Quante volte, tra una portata e l’altra, mi ha mandato dei messaggi da là! Chissà se anche questa sera ha pensato a me, in qualsiasi modo. Chissà se conta di vedermi prima di Natale o se non gliene importa nulla. Due settimane fa sembrava davvero convinto di volermi concedere un incontro; mi ha persino chiesto quali “impegni settimanali” avessi. E poi invece non si è più fatto sentire. So che verso la fine dell’anno il lavoro per lui si fa febbrile, perciò non mi rimane che aspettare, come mi sono ripromessa di fare.
Però per tutta la sera non sono riuscita ad evitare di pensare a cosa stesse facendo.
Adesso staranno iniziando a mangiare. Ridono, scherzano, ma soprattutto parlano di lavoro. Che noia, starà pensando lui. Che barba questa continua formalità, che voglia di andarmene a casa, dopo una giornata stressante come questa… E questa solita cena che non mi permette nemmeno di fare una scappata a trovare i bimbi…
L’ho immaginato mentre tornava finalmente a casa, tardi. L’ho immaginato stanco, come a volte l’ho visto, anche se poi, in mia compagnia, quella stanchezza scivolava via. E quante volte, per stanchezza, ha deciso di non vedermi, nonostante ne avesse voglia!
“Non sarei una grande compagnia, stasera”, mi aveva detto una volta.
Non ha mai capito che non chiedevo di essere allegramente intrattenuta, che volevo solo stare con lui, di qualsiasi umore fosse. Non ha mai capito che sarei stata felice anche solo di restare a sonnecchiare sul divano accanto a lui. Certo anch’io ho le mie colpe: non gliel’ho mai fatto capire, né tanto meno gliel’ho mai detto. E non è l’unico errore che ho commesso.
Abbiamo sbagliato tanto, tutti e due. C’è ancora la possibilità di correggersi e guardare avanti insieme?
L’ho immaginato a casa, a letto. Sente la mancanza di qualcuno, accanto, almeno in quei momenti? Sente il vuoto del suo appartamento, in quelle serate che non ha da lui i bambini e nemmeno le loro voci riempiono il silenzio? Soprattutto, pensa mai a me, in quei momenti?
Un tempo avrei giurato di sì. Ora non ne sono più sicura.
 


2 commenti:

  1. Il diverso carattere con cui scrivi le storie fa pensare che siano una il seguito dell'altra. Così questa volta mi butto. Forse è la seconda quella vera...

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