15 dicembre
Mi sono svegliata scoprendo che sarebbe stata una splendida
giornata di sole, come poche ce ne sono in inverno. Il cielo era di un azzurro
intenso, come nei primi giorni di primavera. Per questo è stato abbastanza
strano alzarsi e vedere fuori dalla finestra le decorazioni natalizie per le
strade.
Ho deciso di fare un bel giro a Milano. Ho fatto colazione,
mi sono preparata con calma e, dopo aver salutato la mia cagnolina, sono uscita
e mi sono avviata alla fermata dell’autobus. Per la prima volta dopo tanti
giorni, mi sentivo quasi di buonumore: stare in casa non mi faceva bene e
speravo che quell’uscita mi aiutasse a distrarmi un po’.
Come previsto, sono arrivata a Milano piuttosto velocemente.
Sono scesa dalla metropolitana in Piazza Duomo e ad accogliermi è stata
l’atmosfera che tutti gli anni vi si respira sotto le feste: qualche Babbo
Natale, le mille luci, il grande abete decorato, la pista da ghiaccio.
Ho permesso solo per un istante al mio sguardo di indugiare
nel punto dove, solo qualche mese fa, salutandomi, Luca mi aveva regalato il
bacio in assoluto più dolce della nostra storia.
Sono entrata in Duomo, un po’ intimidita dalla presenza dei
numerosi carabinieri che, dagli eventi, due anni fa, dell’11 settembre, sono
stati posti a sorveglianza dell’ingresso.
La chiesa è bellissima, e ogni volta che la visito non cessa
di stupirmi.
Quando sono uscita, ho gironzolato pigramente per i negozi e
sono rimasta per una buona mezz’ora chiusa in una libreria, dove ho comprato
per me stessa tre libri in sconto e poi ho sostato a lungo davanti alla sezione
dedicata all’arte.
Sapevo che non era un artista di cui si parlava molto, ma
speravo che grazie alla mostra che proprio in questi giorni si tiene a Roma
qualcuno avesse avuto l’idea di pubblicare qualche testo su di lui. Sono stata
fortunata: ho trovato addirittura il catalogo ufficiale della mostra. Gaudì è
un architetto spagnolo che Luca adora. Ci ho pensato molto e alla fine ho
deciso che sì, il mio regalo di Natale glielo avrei fatto comunque. Non so
quando glielo consegnerò, dato che sto aspettando che sia lui a farsi vivo per
propormi un incontro, ma in ogni caso lo conserverò fino a quel momento.
Ho notato lì vicino alcuni segnalibri artistici e ne ho
scelto uno rappresentante una ballerina di Degas, dato che Luca ama anche gli
Impressionisti.
Dopo aver pagato, sono uscita e sono andata un altro po’ a
zonzo qua e là, tenendomi ben lontana dalla zona dell’ufficio di Luca e
trovando qualche regalo carino per amici e famigliari.
Mancano dieci giorni a Natale e ancora non ho preparato né
albero né presepe. Per un motivo o per l’altro, ogni anno tiro sempre l’ultimo
minuto. Sulla via del ritorno, in pullman, mi sono chiesta se Luca, nel suo appartamento,
abbia trovato il tempo di preparare qualcosa. Magari si è fatto aiutare da
Mattia e Stefano. Come devono essere eccitati al pensiero che sta arrivando il
Natale! Probabilmente stanno già facendo il conto alla rovescia… Chissà come
festeggeranno. Chissà se Luca li avrà con sé. Chissà. Chissà.
Ho chiuso gli occhi e per un attimo mi sono immaginata nel
salotto di Luca, ad addobbare l’albero tutti insieme: io, lui e i bimbi. Bel
quadretto. Peccato che, ora lo so, Luca a quell’opportunità non ha proprio mai
pensato. Per lui, probabilmente, fin dall’inizio non sono stata che una
parentesi senza seguito né importanza.
Ho pranzato con mia madre e nel pomeriggio non ho fatto
assolutamente nulla, oltre a stare sdraiata sul divano a leggere e guardare la
televisione.
E’ lunedì. Inizia l’ultima settimana prima di Natale. Mi
chiedo se Luca si farà vivo per stabilire un incontro prima di quel giorno,
oppure se avrà la faccia tosta di chiamarmi solo per farmi gli auguri, o se
addirittura non si farà sentire fino al nuovo anno. Non sono più in grado di
prevedere le sue mosse. Non lo capisco più, e niente potrà più sorprendermi.
15 dicembre
Come ormai mi succede da un po’, anche questa mattina mi
sono svegliata malinconica, nonostante mia madre avesse già aperto le persiane
e avessi visto che era una splendida giornata di sole,
come poche ce ne sono in inverno. Da quando Luca ha rovinato
tutto quello che c’è stato tra noi, mi sveglio sempre provando una tristezza
infinita al ricordo di quell’unica mattina che ci siamo svegliati insieme.
Ricordo come se fosse successo solo un paio d’ore fa il modo in cui mi ha
abbracciata, la tenerezza con cui mi ha baciata e mi ha sussurrato
“Buongiorno”.
Mi sono alzata stizzita, incapace di scacciare quel
pensiero, e ho scoperto che per quella giornata di sole e cielo azzurro c’era
uno scotto da pagare: un vento fortissimo e gelido che spazzava via le nuvole e
creava non pochi problemi agli sventurati che dovevano uscire di casa.
Fortunatamente non era il mio caso, dato che le lezioni in università sono
finite da un paio di settimane e posso così godermi le vacanze. “Godermi”, dato
il mio umore degli ultimi tempi, è davvero una parola grossa; resta il fatto
che devo mettere il naso fuori casa solamente per fare sgranchire le zampe alla
mia cagnolina.
Prima di iniziare “ufficialmente” la giornata con la
colazione, ho aperto l’armadio e ho accarezzato con un dito la copertina del
libro su Gaudì che ho comprato un paio di giorni fa per Luca. Quel gesto però
mi ha fatto ricordare le sue, di carezze, e il modo tenero e allo stesso tempo
quasi disperato con cui mi ha cercata e tenuta stretta a sé, quella notte di un
paio di mesi fa. Il regalo che gli ho comprato in qualche modo mi rassicura del
fatto che prima o poi lo rivedrò: altrimenti, come potrei consegnarglielo?
Ho già un piano in mente. Se non si farà vivo prima di
Natale, dopo le feste mi farò trovare sotto il suo ufficio. Non può permettersi
di sparire così, senza una spiegazione, senza motivare il suo assurdo
comportamento e il suo cambiamento improvviso.
Ho fatto colazione e ho trascorso la mattinata tra Internet
e i lavori domestici. Verso mezzogiorno, come sempre, sono uscita con la
cagnolina e non ho potuto sottrarmi al vento gelido.
Quel vento…tirava un vento così forte anche quando Luca ed
io ci siamo incontrati per la prima volta dopo un lungo scambio di e-mail.
Quell’appuntamento era finito con quella domanda di Luca, “E adesso cosa ne
sarà di noi?”, e quel suo sguardo, quasi disperato all’idea che io potessi non
volerlo rivedere.
- Brutto stronzo! - ho imprecato ad alta voce. - Te lo
chiedo io, adesso, cosa ne sarà di noi! Adesso dovresti chiedertelo, non
allora, quando ancora non c’era stato niente!
Ho pranzato con mia madre e nel pomeriggio mi sono dedicata
a due dei miei hobby favoriti: il disegno e la lettura. Eppure, in questi
giorni, il tempo sembra non passare mai. So che non sto vivendo; sto
semplicemente vegetando. Invento il modo di passare il tempo nell’attesa di
risolvere finalmente quella situazione che mi sta facendo impazzire e che, in
un modo o nell’altro, va risolta. Immagina, Luca, quanto sto male? Gliene
importa qualcosa, oppure nemmeno si ricorda che esisto? E lui? Almeno un
minimo, starà male pensando di potermi perdere anche come semplice amica?
Due settimane fa, durante la nostra ultima telefonata, con
tono da cane bastonato mi ha chiesto, dopo il mio ennesimo rifiuto di
comunicargli la mia decisione via telefono: “Allora sospendiamo i contatti fino
a quando ci vedremo?”
Non so di quali contatti parlasse. Non so cosa intendesse
davvero. Non lo capisco più. E la cosa peggiore è che lui sembra non
capire più me. Lui che fin dall’inizio, invece, aveva dimostrato di
capirmi meglio di tanti altri che mi conoscono da sempre. Cos’è successo? Cos’è
cambiato?
Verso le sei sono stata costretta ad uscire nuovamente nel
vento con la cagnolina, come faccio sempre. Ed è stato proprio in
quell’occasione che, tanti mesi fa, Luca mi aveva telefonato per la prima
volta.
“C’è una voce nuova per te”, mi aveva detto pieno di
entusiasmo.

Bisogna cercare di capire quale è la storia vera?
RispondiEliminaSembrano abbastanza veritiere entrambi...
Andando avanti diventerà più facile capire... comunque è una specie di "Sliding doors" :-)
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