martedì 4 ottobre 2011

Amore e Psiche



Al pianterreno, nella sala riservata alle sculture italiane dal XVI al XIX secolo, c'era la statua di Amore e Psiche del Canova. Roberta si bloccò a guardarla, senza riuscire a distogliere lo sguardo. Quel marmo bianco, così liscio, la incantava, così come la incantavano le curve sinuose dei corpi dei due personaggi, le lunghe ali di Amore, la forma elegante delle braccia che Psiche alzava verso il dio. Non riusciva a capire se in quell'opera prevalesse la sensualità o la spiritualità.

- Ti sei incantata a guardarli?

Roberta sussultò, colta alla sprovvista dal suono di quella voce. Si voltò alla sua destra e incrociò lo sguardo magnetico di Marzio. Cercò di mantenere la calma, ma sentì che stava arrossendo. L'insegnante interpretò quel rossore come segno di imbarazzo per essere stata riscossa da quella situazione di "trance", e le disse gentilmente:

- E' da dieci minuti che fissi quest'opera...

- E'...bella - mormorò Roberta, dandosi subito della stupida per aver scelto un aggettivo così banale.

Per cercare di rimediare, spiegò al professore che cosa l'aveva colpita della statua e poi aggiunse cose che, fino a quel momento, non aveva mai raccontato a nessuno circa le emozioni che provava osservando un'opera d'arte. Questa volta invece le disse tranquillamente: sentiva, dentro di sé, che il professor Carraro non le avrebbe dato della matta, ma l'avrebbe capita.

- E' una sensazione strana... Quest'opera è bella, e il Bello dovrebbe dare piacere, no? Eppure mi mette anche angoscia, non lo so...mi fa quasi provare rabbia e voglia di piangere. E' assurdo...

- No, non è assurdo. Può succedere. Il Bello a volte può far male. Mai sentito parlare della Sindrome di Stendhal?

- Sì, ma...non credevo che si potesse provare davvero una cosa del genere.

- Ti assicuro che si può.

(Brano tratto da "Fa' di te stesso un'opera d'arte")

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