sabato 8 ottobre 2011

Una casa vuota



Mezz’ora dopo erano sotto casa di lei.

- Grazie di tutto - disse Trisha. - Ho passato una bellissima serata.

- Grazie a te per la compagnia.

- Era da tanto che non passavo una serata così serena - ammise lei.

- Beh, sappi che se avrai bisogno di un amico, saprai dove trovarlo.

Si diedero la buonanotte e Trisha si avviò verso l’androne del palazzo, ma all’improvviso sentì di non poter entrare. Riconobbe nel profondo del suo cuore quella stessa angoscia che l’aveva tormentata anni prima, quando Roberto l’aveva lasciata sola lì a New York e lei si era aggrappata a Peter per non farsi travolgere dalla solitudine e dal senso di abbandono.

Non essere stupida, Trisha, si disse, Non hai bisogno di nessuno, te la cavi benissimo anche da sola. Sei una Gardini, ricordatelo.

Ma si immaginò di sopra, in quell’appartamento che non era mai riuscita a sentire come suo, che non era riuscita ad arredare in modo adatto alla sua personalità, forse anche perché della sua vera personalità era ancora alla ricerca. Per un attimo le tremarono le gambe, poi si voltò e fece alcuni passi verso Paul, che si stava allontanando per tornare a prendere la metropolitana.

- Paul! - lo chiamò, avvertendo con disapprovazione il tono disperato della sua voce.

Lui si fermò e si girò e i suoi occhi castani, posandosi su di lei, capirono immediatamente quanto fosse sperduta e confusa.

- Io…ho bisogno di un amico già adesso - sussurrò la ragazza.

- E io sono qui - le disse lui con calma, una calma che immediatamente riuscì a tranquillizzarla.

Sembrava tutto semplice, quando lui era lì.

- Oh mio Dio… - balbettò lei. - Lo so che devo sembrarti una stupida… Ma non riesco a pensare di dover tornare là dentro, in quella casa, da sola… E’ così vuota, così silenziosa… Così squallida, Paul. E’ tutto così squallido!

Gli gettò le braccia al collo senza neppure rendersi conto di ciò che stava facendo e lui non mostrò alcuna sorpresa, ma mantenne la calma di poco prima.

- Va tutto bene, Trisha - le assicurò allungandole timidamente una carezza su una guancia. - Sono qui, va tutto bene, dimmi solo cosa vuoi che faccia.

- Sali con me - domandò lei senza pensarci. - Dormi qui, stanotte.

(Da "L'ultima Gardini")

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