mercoledì 12 ottobre 2011

Un'attenta analisi



Seduta al tavolo della cucina, osservavo in silenzio il mio compagno, impegnato ai fornelli. Mi resi conto che lo stavo sottoponendo ad una sorta di radiografia e mi augurai che non se ne accorgesse, anche se sapevo che la sua sensibilità particolarissima lo portava ad accorgersi praticamente di tutto, specialmente di ciò che mi riguardava. Notava sempre i momenti in cui non ero di ottimo umore, così come quelli in cui mi “assentavo” perché i miei pensieri e la mia mente erano lontani anni luce dal luogo in cui mi trovavo; cosa che mi capitava piuttosto spesso, almeno dall’adolescenza, e che temevo sarebbe rimasta con me eternamente.

Mi sforzai di rendere il mio sguardo un po’ meno indagatore, ma continuai a scrutare Daniele. Mi piaceva, mi piaceva da morire. Mi piaceva da morire vederlo indaffarato in cucina e mi piaceva da morire il suo corpo.

Adoravo il suo sguardo da ragazzino vivace, anche se mi faceva impazzire quello serio che mi riservava nei momenti di discussione o di maggiore intimità.

Adoravo il suo sorriso praticamente eterno nei miei confronti, anche nei momenti in cui era stanco o irritato magari per il lavoro.

Adoravo le sue spalle larghe, adoravo il suo petto che tante volte mi faceva da cuscino, adoravo le sue braccia forti tra le quali spesso mi addormentavo, adoravo le sue mani che sapevano portarmi in paradiso già soltanto con una leggera carezza su una guancia.

Adoravo il suo fondoschiena e le sue cosce che riempivano perfettamente i jeans, adoravo il suo modo di camminare, di muoversi, di fare i gesti più comuni come aprire una finestra o versarsi da bere.

Insomma, non so se si è capito, ma adoravo tutto di lui.

Allora perché quella maledetta sera, ad una settimana dal mio tuffo nel passato, stavo pensando a Paolo?

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