Dalla finestra entrava abbastanza luce perché Paul riuscisse a vedere distintamente il profilo del bel viso della ragazza, sdraiata accanto a lui. Lo ammirò per un po’ in silenzio, mentre lei, divertita da quello studio silenzioso, cominciò a sorridere.
- Dimmi che non sto sognando, che sei qui davvero - le disse infine.
- Non stai sognando, sono qui davvero.
- Dio, Trisha, ti ho aspettata così tanto… In tutti questi anni, sentivo che non era ancora davvero finita.
- Mi dispiace di averti fatto soffrire. Ho fatto perdere anni importanti a tutti e due.
- Non importa. L’unica cosa che conta è che adesso siamo insieme.
- O forse sai, quegli anni non li abbiamo persi - commentò lei, pensierosa. - Forse quando ci siamo conosciuti non eravamo ancora pronti per stare insieme. O almeno non lo ero io. Forse dovevamo ancora crescere un po’, fare esperienze diverse, vivere separati, per poi essere davvero in grado di apprezzare questo sentimento. Mi piace pensare che sia andata così.
- Insomma, secondo te è stato il destino a predisporre la nostra storia?
- Sì. Io credo al destino. Secondo me ci ha fatti incontrare, perdere e ritrovare più volte, fino ad oggi, quando ci ha definitivamente legati.
- L’hai detto, “definitivamente”. Perché adesso non ti lascio più scappare!
Trisha sorrise al suono deciso della sua voce e lui la strinse a sé. La ragazza percepì il profumo della sua pelle e si rese conto che prima di allora non si era mai sentita così appagata e in pace con se stessa, nemmeno nei giorni felici con Peter.
- Paul, grazie a te finalmente so chi sono - sussurrò.
Non aggiunse altro e lui allora le chiese esplicitamente:
- Chi sei, Trisha?
- Sono la tua donna.
Poco mancò che lui si commuovesse e lei proseguì:
- Era questa la mia strada, questo il mio destino. Fin dall’inizio era stabilito: io dovevo essere la tua compagna. Finalmente l’ho capito, finalmente smetterò di chiedermi chi sono e di inseguire cose che in fondo non ho mai voluto.
(Da "L'ultima Gardini")

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